Panasonic G6…

P1230409

Scegliere un cavalletto.

post-9007-1195458927

Come quando cerchi di scegliere un paio di scarpe, quelle che userai tutti i giorni, quelle per le escursioni in montagna, o quelle per andare a correre? Quelle per far bella figura, quelle comode e basta?.  Qualcosa di importante e di funzionale.

Il mio treppiedi preferito è stato per molti anni il Manfrotto 190-pro-b, nella foto qui sopra. Il più piccolo e portatile dei Manfrotto professionali. Semplice, robusto, rigido e non troppo pesante. Accompagnato dalla piccola testa 460MG era il complemento perfetto per portare in viaggio la mia attrezzatura 35mm Contax, con la quale facevo soprattutto foto di architettura. Lenti dal 18 al 100mm. Attenzione, non il più recente 190xpro, o le tristi versioni successive.
Col digitale, le macchine pesanti come la D700 e le teste panoramiche ho amato lo 055pro, piu alto, piu massiccio e pesante e quel tanto piu stabile. Poi ancora meglio i Berlebach e Wolf in legno. Zero vibrazioni, colonna centrante e peso conenuto, a prezzo di maggior ingombro e qualche funzionalità in meno.

Io, però , sono passato al sistema Micro Quattro Terzi, quindi giro con tre corpi, sei lenti, schede, batterie, testa panoramica, un panino, le schede, una bottiglia d’acqua, libro e taccuino, nella stessa borsa che prima ospitava a stento la Canon 40D e tre ottiche

Quindi, cosa voglio fare con un cavalletto adesso: Viaggio, architettura e situazioni non particolarmente dinamiche, ottiche corte, attrezzatura compatta,  leggera. Un compromesso che tenga conto del fatto che ora uso soprattutto mirrorless. Definiamo le caratteristiche che mi servono, in relazione alla mia esperienza, prendendo a riferimento un cavalletto che conosco bene, quello piú vicino al mio target, il Manfrotto 190 proB.

  • peso. Lo voglio leggero, ma quanto è,  “leggero”? il 190 pesa quasi 2kg, e lo voglio più leggero. Il 190 è in alluminio, forse andando sul carbonio…
  • compattezza. i 55cm del 190 sembrano pochi, ma  lo fanno sempre un po’ troppo ingombrante,   ed io voglio potermelo portare dietro sempre. Vorrei che restasse dentro la borsa, e non fuori. Specie quando viaggio in aereo.
  • sezioni. Più ha sezioni più diventa corto, ma non è una legge proporzionale. Quando superi le 4 sezioni (tre galletti o viti di serraggio sulle gambe) le dimensioni in posizione di trasporto cominciano a non decrescere poi tanto con l’accorciarsi delle sezioni. Più sezioni vuol dire più peso e meno stabilità, più tempo per metterlo in opera e per richiuderlo..  Il 190 è un cavalletto a 3 sezioni.
  • stabilità. e quindi utilità reale. Questo dipende da molti fattori e dalla qualità costruttiva prima di tutto, ma bisogna considerare anche le caratteristiche fisiche. La colonna centrale è fonte di vibrazioni, più è corta meglio è. Più il cavalletto è pesante più è stabile, meno sezioni ha e più è corto, più è stabile e robusto. Tutto, ovviamente è relativo all’attrezzatura che ci si mette su, ed alle aspettative.
  • colonna. La colonna aggiunge quella manciata di centimetri in piú, a prezzo, di solito, di una minora stabilità. Molti considerano l’altezza del cavalletto alla “spalla” e cioè con la colonna ritratta all’altezza dello snodo delle gambe. Alcuni cavalletti “da viaggio” hanno la colonna in due sezioni, ed in alcuni casi la prima sezione è tutt’uno con lo snodo delle gambe. Questo presenta alcuni inconvenienti. In caso di vento forte il tutto fa più “vela”e vibra di piú. Nota che non è una discriminamte per  l’altezza minima da terra. Nel caso capiti di lavorare sdraiati, su di un tavolo,  o per macro naturalistiche, l’altezza minima resta COMUNQUE quella della colonna, come in un cavalletto normale.
    Nota importante, in alcuni treppiedi la colonna si puó posizionare a 90gradi (come nel 190) e/o estrarre e reinserire con la testa in giú (come con il 190) Questo è utilissimo per foto macro, per riproduzione di documenti, per porre il treppiede in posizioni particolari. È una delle caratteristiche che mi hanno portato all’acquisto del 190, dal quale non mi separeró mai, ma  NON cerco queste funzionalità in un cavalletto da viaggio ed escursioni leggere.
  • altezza. Mi serve un cavalletto che permetta alla macchina di raggiungere l’altezza dell’occhio umano. Io sono alto 1.86,  ma mi basta che la macchina arrivi circa al metro e mezzo CON la colonna estesa.
  • monopiede. Molti tripodi in vendita oggi, hanno la possibilità di svitare una gamba, per menare il deficente che si mette davanti mentre stai facendo le foto.  Personalmente non vedo altra utilità. Se mi sto portando dietro un treppiede, è perchè il monopiede non risolve la situazione.  Se mi porto dietro entrambe è per usare il monopiede come estensione della colonna.
  • prezzo. Questo è molto importante. Si tratta di una cosa che uso molto per me stesso, non di qualcosa che uso per lavoro. Lì  è facile, peso e compattezza non sono più un problema, ci sono scelte più obbligate e sicure, per assurdo è il cavalletto “da viaggio” che compri per sfizio che rischia di costare molto di più.

Ok, tenendo come dima e misura di tutte le cose il cavalletto che conosco meglio riformulo i 6punti qui sopra.

  • peso. Dovrebbe essere (senza testa) tra i 900 ed i 1200 gr
  • compattezza. Dovrebbe stare tra i 35 ed i 45 cm
  • sezioni. A conti fatti, meglio se al massimo 4.
  • stabilità. la migliore possibile, tra macchina, testa e lente arriveró al massimo ai 2kg
  • altezza. 140-150cm
  • prezzo. Vediamo quanto costa? Certo, tirando i lembi della coperta per mettere insieme tutte le caratteristiche, più la coperta è grossa e meglio ci riesci!

Sulla base di questo, via di shopping virtuale!!

Un cartone animato per la Rollei35s

Da camerapedia, Rollei 35S

Ancora una volta, la fotografia e la sua rappresentazione, la sua valenza sociale.

Fotografare é dire IO, IO, IO, trasmettere agli altri la propria identitá attraverso i propri occhi, il proprio modo di guardare, ed interpretare, il mondo.

Ed il mezzo non é neutro. Agli oggetti attribuiamo valori, significati, ricordi, il mezzo fotografico, poi, ci condiziona con le sue limitazioni, la disposizione dei comandi, i suoi modi di agire, reagire, la sua interfaccia.

Ed allora ecco un Anime che parla proprio di questo, e la protagonista guarda il mondo attraverso una macchina estremamente particolare.

La ROLLEI 35, nella sua versione S.

E’ una compatta, compattissima, a pellicola 135, dotata di esposimetro, messa a fuoco manuale a stima, tempi e diaframmi completamente manuali. La macchina é meccanica, tutti i comandi sono disposti in maniera anticonvenzionale, ma, a modo suo, semplice e logica. La batteria alimenta un esposimetro accoppiato, al silicio.  Si carica la pellicola smontando fondello e dorso, come si vede nelle ultime 4 immagini.
La leva di carica é sul fondello, mentre davanti, sul frontale, troviamo la ghiera dei tempi ed il selettoore degli iso, ed al centro un Sonnar 40mm f 2.8, messa a fuoco a stima (ndo cojo,  cojo), ma soprattutto COLLASSABILE con un meccanismo semplice ma delicato.
Il mirino? Minimale. Particolare? In cosa é particolare? La macchina, essendo completamente manuale non ha limiti tecnici, a parte il 40mm fisso. Ma il suo utilizzo, sia quello rapido che quello “pensato” non puó prescindere dalla costruzione di un rapporto con il mezzo. Queste caratteristiche ne fanno uno strumento in grado di mettere in discussione un fotografo abituato alle solite reflex, alle solite telemetriche o alle solite compatte.

Terza immagine, commento del doppiatore (in alto, corpo piú piccolo)

“passa al digitale, cosí risparmi! ^.^”

😀 Questi sono quelli di Fansub Nostrano, (giuro, quando l’ho letto ho riso come un deficente) che non ringrazieró mai abbastanza, scelgono anime di qualitá, e li sottotitolano quasi in “tempo reale”, traducendo bene.  Riporto anche l’ottima presentazione che fanno dell’anime.

Fuu è una ragazza che vive insieme alla madre e alla sorella.
Ha una grande passione per la fotografia che le è stata trasmessa sin da piccola dal defunto padre. Sarà proprio la macchina fotografica a farle riscoprire la gioia di vedere le cose che la circondano in modo diverso, grazie anche all’amica d’infanzia che la sostiene. Inizialmente, le foto per lei erano causa di tristezza, perché le ricordavano i momenti felici passati e la mancanza del suo genitore. Ma poi, si renderà conto che proprio attraverso
le foto, le sensazioni provate da suo padre mentre fotografava, riescono ancora a raggiungerla nonostante il tempo passato.

Tratto da jgoku

Tamayura : Hitotose
Protagonista della serie è Fu Sawatari, studentessa del primo anno delle superiori, che ama la fotografia e che costudisce gelosamente la cosa a cui è più legata: la sua macchina fotografica a pellicola modello Rollei 35S. Dopo cinque anni di lunga assenza, Fu si ritrova di nuovo nella città di Takehara ,poco distante da Hiroshima,dove è nato il suo defunto padre e dove dovrà condurre una nuova vita. Là, la ragazza avrà la possibilità di stabilire dei legami (Kaoru Hanawa, Maon Sakurada e Norie Okazaki) che la porteranno ad aprire il suo cuore verso nuove esperienze.

Sito Ufficiale: http://www.tamayura.info/
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=LTwQlgeeqPU
Produttore: Hal Film Maker
Genere: Commedia, Vita quotidiana
Data di uscita: 3 Ottobre
Episodi: 12

Sulle Rollei 35 c’é un bell’articolo online di Danilo Cecchi, non mi sembra il caso di parlare a vanvera quando posso lasciar parlare chi ne sa piu di me.

Forse é il caso di aggiungere solo una piccola raccomandazione a chi voglia perdersi su ebay o a mercatini a cercare la sua Rollei35: Occhio alle batterie! Le macchine piú vecchie dipendono dalle solite introvabili batterie al mercurio ad1.35V. Quelle con le celle al selenio potrebbero non avere piú un esposimetro funzionante. Io cercherei le 35S-SE o T-TE, come macchine piú usabili e moderne, le made in germany sono un poco piú affidabili.

Lomografia, no grazie.

fake m6

Perchè desideri così tanto una Lomo, una Holga o una cosa del genere? Perchè non ti metti, invece, a rovistare nella soffitta?

 

 

 

I prodotti Lomo esistono solo per ragioni legate a marketing, moda, ed onda lunga del frikketton-alternativo.  La mia è una difesa della dignità. La dignità di un oggetto autentico, vecchio e lowfi, contro un lowfi prodotto, commercializzato e venduto oggi.
Il riutilizzo contro il consumismo.
I comportamenti radicali ed assoluti non risolvono nulla, se non a farti catalogare come radicale ed assoluto.  Verissimo.  L’esercizio e la diffusione  della ragion critica, attraverso piccole pratiche comuni, invece, potrebbe aiutare a cambiare la piccola parte di mondo che ci appartiene.
In questo caso, le domande che cercano risposta sono:
Cos’ è che mi stanno vendendo?
Cosa mi affascina di esso? Perchè?
Come lo userei?
Lo possiedo già?!
Esiste qualcosa che ho già che potrebbe fare la stessa funzione? Con quali differenze?
A cosa lo posso equiparare?
Vale il suo prezzo?

In tutto questo compare la necessità di attribuire al prodotto anche un valore etico.
Da ricordare che l’anima del prodotto industriale, nel post-capitalismo in cui ci troviamo, è quella di offrire al consumatore una soluzione a problemi che prima non aveva.
La pubblicità, ed il marketing servono quindi a costruire un problema, e ad offrirne la soluzione con l’altra mano. Il consumatore vive l’angoscia del processo e la costruzione del dramma, e poi immediatamente il sollievo dello stesso, incarnato dalla soluzione-prodotto. Questo cortocircuito si alimenta da sè, ed impedisce al consumatore di riflettere, sulla reale natura, autenticità, portata, personale partecipazione al problema, sul fatto che quel prodotto ne sia effettivamente la soluzione, sul fatto che sia la soluzione migliore ed unica, e sulle conseguenze di questa soluzione (costi personali, etica, comportamenti, costi ecologici, costi sociali).

Niente fa difetto da questo schema. Nemmeno la Lomo. In questo caso la cosa è subdola, perchè legata a fattori emozionali e di relazione sociale, la Lomo è un accessorio di MODA e ne segue le logiche. Quindi il problema viene posto in maniera indiretta, attraverso una campagna di stile di vita, attraverso la costruzione e proposizione di un modello e di un estetica a cui viene data una “condivisa valenza artistica”
La domanda è quella che non serve nemmeno porre, se non in maniera indiretta, La Domanda, sulla autodefinizione, l’appartenenza, il segno di riconoscimento. Sono un artista un pò emo ed anticonformista, me ne frego delle regole, sono diverso e sono speciale. Ho una lomo. La risposta è l’oggetto in sé.

Io provo molto più gusto a ricaricare e modificare delle usa-e-getta.

 

 

 

Vecchie Glorie: Rolleimatic.

rolleimatic

rolleimatic

Rollei é nota per avere, ad un certo punto della sua storia, eliminato fisicamente gli uomini del marketing, gli utenti che davano feedback, e tutti quelli dotati di senso pratico o sano realismo.
Da questa epurazione, e dallo strapotere di ingegneri e designer “duri e puri” nasce una serie di fotocamere, in purissimo stile R Col Ricciolo, che ha fatto passare Rollei alla storia del design e della fotografia (se non altro per i pianti isterici degli utenti e le risate di scherno di cui erano bersagliati). Passare alla storia nel senso che é riuscita a fallire due o tre volte.

rolleimatic-closed

Cosí, a metá degli anni ottanta, rincorrendo a perdifiato l’agognato fallimento del marchio, gli ingegneri sfornarono questo pezzo unico ed inestimabile. Una fotocamera compatta, dotata di automatismo completo e prioritá di diaframmi, che una volta chiusa naconde e dissimula ogni tipo di controllo e parte meccanica. Eccezion fatta per i due grossi bottoni arancio squillante.
Da chiusa é un piccolo mattone, in metallo e plastiche pregiate, nero ed arancio, spigoloso ed elegantissimo.

rolleimatic

La godronatura che costituisce una specie di “marchio di fabbrica” Rollei fino a tutti gli anni 90 rende la presa sicura e molto piú ergonomica di quello che sembra.
La trasformazione avviene slittando lo sportellino anteriore ( e fin qui nulla di nuovo, si pensi alla XA Olympus di Maitani) e PREMENDOLO lateralmente…
Questo movimento fa sgusciare fuori un pregevolissimo Rolleinar 38 mm f/2,8 (4 elements, 3 groups), quindi un Tessar,  dotato di trattamento antiriflesso HFT a messa a fuoco manuale.
A simboli nella parte superiore, scala metrica guardando la macchina da sotto. Ovviamente messa a fuoco a spannoni.  Ma ricordiamo che siamo nel 1980 e che si trattava della normalitá per una compatta, anche di classe!

rolleimatic door

Ora, ad un esame attento, la macchina risulta PRIVA di LEVA DI CARICA, in un periodo storico dove il trascinamento elettrico della pellicola era quasi fantascenza.
Lo stesso sportellino che scopre ed estrae il prezioso Rolleinar funge da leva di carica, posizionando il fotogramma successivo ed armando l’otturatore centrale elettromeccanico.
La chiusura dello sportellino con il dito indice della mano destra appoggiato sul rettangolino arancio, invece, fa rientrare l’ottica e richiude la macchina nella sua monolitica forma pura. A fianco dello sportellino, il controllo dell’autoscatto a 10 secondi(con led rosso)

rolleimatic rear

Dietro vediamo il tipico mirino albada, con cornicetta nera, la finestrella di controllo per vedere che rullino c’é  su, ed i due slider che permettono di impostare gli iso e di controllare il diaframma di lavoro con il flash. La slitta portaflash é incassata nella parte superiore, a filo con la copertura. Ospita benissimo i flashettini Rollei Beta, a contatto caldo non ttl.
Sotto troviamo nuovamente una curiositá, il contascatti nascosto ed integrato nell’attacco standard 1/4″ per il treppiede… ed il tastino di sgancio per il riavvolgimento del rullino, nel caratteristico colore arancione!
Tutto, in questa opera dell’ingegno umano, parla di qualitá, di progetto, di materiali, di design e di ricerca estetica. Ogni cosa si muove con click sicuri, con suoni e movimenti fluidi ed asciutti. Eccezion fatta per la maniglietta di avvolgimento. E’ necessario, indispensabile continuare a ricordare la data di introduzione sul mercato.

from wikimedia

Nonostante la complessitá meccanica, l’unica cosa delicata di questo modello risultó essere la parte elettronica. Oltre al fatto che, per l’utente comune, risultava troppo diversa dagli standard per capire come adoperarla. O anche solo come chiuderla dopo averla aperta.
Il tutto a fronte di un esborso che era fantascentifico quanto la macchina.
Il risultato é che in giro ne restano pochissime, ed é un oggetto ambito dai collezionisti Rollei, dai collezionisti di compatte e dai collezionisti di oggetti di design.

Rolleimatic
Camera Type 35mm EE compact camera with lens-shutter
Film Format 24x36mm
Lens Rolleinar 38 mm f/2,8  Tessar-type (4 elements, 3 groups)
Filter thread N/A
Focusing Range 0,90 m to infinity
Shutter Speeds 4 ~ 1/500 sec
Exposure meter Single Silicium cell located above front lens element, programs aperture/speed selection
EV Range EV 1 (f/2,8 @ 4 sec.) to EV 17 (f/16 @ 1/500 sec.) with ISO 100 film
Film Speed Range ISO 25 (DIN 15) to ISO 400 (DIN 27)
Viewfinder Information Bright frame line, Parallax correction mark, Overexposure and underexposure warning signals
Focusing System Zone focus marks
Flash Synchronization Built-in “X” synchronization @ 1/30 sec., “X” contacts in Hot Shoe
Film Loading Easy loading system
Film Advance Single-stroke, Built-in double exposure prevention
Self Timer 16 sec. delay
Battery One 6 volts silver oxyde PX 28
Dimensions 114 x 60 x 33,5 mm
weight 315 g

links e fonti.
su Camerapedia
su 35mm-compact.com
sul sito di Mike Elek