camera stabilizer

stabi_DSC_1697-p

Lo stabilizzatore è un necessorio. Un accessorio necessario quando intendi utilizzare una fotocamera per produrre video. Tutte le videocamere professionali, o quasi, hanno più o meno la stessa forma, una forma dettata da alcune necessità ergonomiche più o meno universali. Concentriamoci su un paio di dettagli comuni a tutti i design. Il più evidente è una maniglia superiore, spesso la base d’attacco per il microfono, a volte ospita addirittura una serie di comandi, corrispondenti ai controlli principali della camera. Meno evidente, meno comune e spesso demandato ad accessori esterni removibili, è un appoggio alla spalla.

Entrambe le cose sono funzionali alla stabilizzazione della ripresa, ed alla comodità dell’operatore. La maniglia permette di effettuare le riprese dal basso, bilanciando la camera in maniera ottimale. Con una presa leggera, il peso della macchina stessa contribuisce alla stabilizzazione dell’immagine anche quando l’operatore si muove, cammina, o fa delle panoramiche.

L’appoggio alla spalla è di solito parte degli accessori di terze parti, è utilissimo per tenere la macchina ferma, a lungo senza affaticarsi. In questi tempi di miniaturizzazione è di solito parte del “rig”, l’insieme di pezzi, componibili come il lego, che servono a dare alla camera la configurazione ergonomica, statica, e funzionale più adatta alla ripresa da fare. Un buon rig è riconfigurabile in pochi minuti, e consente di integrare di volta in volta gli accessori che servono, e bilanciarne i pesi in modo razionale.

Ho pescato su ebay questo piccolo accessorio, venduto come maniglia multifunzione per gopro. Intendo utilizzarlo come micro-rig da viaggio per le mie Panasonic micro 4/3. E’ interamente in alluminio anodizzato, le viti delle manopole in acciaio.
http://www.ebay.it/itm/191521208278?ssPageName=STRK:MEWNX:IT&_trksid=p3984.m1439.l2649

Nella confezione:

  1. lo stabilizzatore
  2. vite a galletto per fotocamera, 1/4″ standard
  3. vite a brugola 1/4″ con relativa chiave
  4. attacco standard gopro, in alluminio, con  vite e bullone
  5. 4 piccoli o-ring dalla funzione imprecisata
  6. panno in microfibra.

Il manico, nel suo insieme  è leggero, pesa 145 grammi in condizioni di utilzzo. E’ di dimensioni contenute, 12cm x 4 x 3 da chiuso, diventa lungo 40cm tutto esteso. Gli snodi si muovono a scatti di 45gradi, una volta bloccati sono molto solidi, e completamente privi di gioco.

L’idea è eccellente, ma vi sono alcune importanti pecche di design e di realizzazione che ne limitano l’usabilità.

  • Il sistema a denti di ritenzione degli snodi, ad esempio, è a scatti di 45gradi, e la cosa limita di parecchio la messa a punto delle configurazioni possibili.
  • Le manopole non hanno un fine corsa, ed è facile svitarle troppo
  • Gli spessori degli snodi sono diversi, ma le tre viti rosse hanno la stessa lunghezza. Risultato, è facile che per regolare lo snodo più spesso (quello del terminale con la maniglia) salti via la molla e tutto, e si debba rincorrere i pezzi in giro per la stanza.
  • La maniglia dovrebbe avere un po’ di fori filettati da 1/4″ per accogliere piccoli accessori.
  • La finitura nera lucida è delicata, è arrivata già graffiata
  • I bordi interni, come le rigature di alleggerimento,  sono taglienti
  • la base di aggancio alla foto-videocamera è liscia e scivolosa, priva di sugheri o gommature, e causa rotazioni non desiderate.

Qui ho provato tre configurazioni base, maniglia superiore laterale,

maniglia superiore frontale,

appoggio da spalla.

Aspettando di fare un paio di modtfiche, tra cui un gommino sulla base a contatto con la fotocamera, non l’ho ancora adoperato. Il prezzo, 25euro spedito, non è molto. E’ indubbiamente realizzato male, ma non disfunzionale, se siano 25 euro buttati oppure no, è una domanda difficile al momento. In linea di massima direi comunque che li vale, ma ne varrà di più con la gomma antiscivolo e con 3 o 4 fori filettati sul manico!

Smartphone tripod attachments

P1350002

Selfmade?  Well.  Whatever in the market is filmsy, or stupidly expensive, or dedicated to a specific model of iPhone,   ecc. So, i made  mine, out of  a cheap phone hardcase and a 1/4″ tripod to  flash adapter.

You need:

  1. A cheap hardcase for your phone  model. It must be plastic,  no fancy  gummy material. I had one with faux leather cover, that was just a bit more difficult to hack.
  2. An 1/4″ adapter. Male or female,  or a flash rail socket.  Mine was an adapter to put a flash over a small tripod ballhead,  and needed hacking.
  3. Double component glue, sugru,  or similar flexible, strong glue compound.
  4. Eventually,  a cutter.

 

 

 

 

 

 

cut out unwanted parts of the adapter, till you get a flat surface to allow better glueing

 

front and rear of the hardcase

Decide where to put your tripod screwbase

Glue to the rock solid surface! In my case I had to remove the leatherette.

Binding permanently with twin components glue…
And, what is my use?!?

 

Cons:

  • You would need to choose point of anchorage, depending how you want to screw your phone, where, what you will do with it. For an universal fit I’d say three is the minimum of bolts you have to glue on.
  • you add bulky to the phone, if you want to keep it in the shell, you will add bulk to your bag, if not.

Pros:

  • Damm cheap
  • perfectly fit at least one of your applications
  • it is SOLID
  • made to measure for your phone.

links: An idea, you can use one of these:

ebay link

you can use one or two female screws, or even the male one (cut it shorter)

 

 

 

cavalletto da viaggio, Horusbennu M-2531T Travelling Tripod

P1160767

Bene.  Arrivato, dopo 4 settimane dalla Corea.

Volevo un cavalletto molto piccolo, compatto, leggero, economico.  Qualcosa da potermi portare in giro sempre o quasi. Che stesse nel bagaglio a mano. Che costasse poco. La mia recente conversione alle fotocamere mirrorless, ed in special modo alle micro 4/3 ha portato molti benefici, riguardanti pesi, dimensioni. E… sì. Qualità. I files che escono dalla Panasonic G6 sono eccellenti, un passo sopra alle entry level di tutte, direi, le case concorrenti. Eccezion fatta per le Olympus, forse. 😉 Due cose devono adeguarsi al new-deal. Cavalletto e teste.  Quando vado in giro voglio attrezzatura meno “impegnativa”. Sono già abbastanza impegnato io. Fotografare è un divertimento, prima di tutto.

Dopo mesi passati a spulciare il web alla ricerca di treppiedi adatti, la mia decisione è andata per questo piccolino qui.

Horusbennu M-2531T .

marca nome materiale sezioni peso chiuso spalla colonna Portata colonna monop testa prezzo link
brand model material leg sec weight transport w/o column full height payload column monop head price link
    g cm cm cm kg  
horusbennu M-2531T aluminium 5 1060 31 100 130 6 2sects no no € 54 eBay

Pesa un poco più di un kg, e chiuso sono una trentina di centimetri. Aperto, tutto esteso, è bassino, solo un metro e trenta. Io sono alto 1.86 ed i miei occhi viaggiano a 170cm di distanza dal pavimento.  Considerando tutto quanto,  il cavalletto “giusto” dovrebbe raggiungere i 155cm, ma in questo caso ho optato per il compromesso. Non è trasformabile in monopiede, cosa che troverei utilissima per menare quelli che si piantano  a guardarmi restando ostinatamente all’interno dell’inquadratura (uso quasi solo fisheye) D’altra parte occorre smontare mezzo cavalletto, e poi rimontarlo, quindi tant’è.

Comperato alla folle cifra di $75 scarsi, dal venditore Cameramate2010 di eBay. Praticamente 54€. Praticamente regalato.
Il venditore consigliava CALDAMENTE di prendere la spedizione tracciabile, e, per 2.5€ in più,  mi è sembrato estremamente ragionevole. Voglio sottolineare che il venditore ha spedito praticamente subito, fornendo i numeri di tracciamento. Aggiungerei che ha imballato il tutto in maniera precisa, pulita ed intelligente, sigillando perfettamente la carta da pacchi con nastro trasparente,  ed il pacco è arrivato pulito ed intatto.

Non saprei dirvi che cosa mi aspettassi, e  su internet le recensioni sono scarsissime. Horusbennu è una ditta coreana, produce accessori per la fotografia un po’ di tutti i tipi. Alcune cose sembrano dozzinali, prodotti cinesi economici rimarchiati, altre, come certi cavalletti, sembrano invece estremamente ben fatti.

Aperto il pacco salta fuori una scatola di cartone, lunga, a sezione quadrata. Dentro la scatola la prima sorpresa. Una borsa, estremamente ben fatta, un poco abbondante, in lunghezza, molto ben imbottita, prodotta con dei materiali dall’aria robusta, bordure rinforzate, inserto in catarifrangente grigio chiaro, manico imbottito, spallaccio agganciabile con salvaspalla e moschettoni in robusto ABS. Aperta la doppia lampo oversize,  salta fuori il nostro piccolo tripode da viaggio, del silicagel, ed una chiave a brugola. Una piccola Allen Key che è l’unico attrezzo che serve se vuoi smontare e rimontare tutto il cavalletto.

 

Il piccino viene tutto ingoldonato in un cellophane pesante. Sa di bagagliaio di auto nuova. Gomma, plastica, borsa da ginnastica appena comprata.   Comincio a toccarlo ed a rendermi conto. Rosso. L’ho preso rosso. Rosso è il colore sbagliato, visibile in tutti i riflessi, da tutte le parti. Vistoso, denso, graffiante. Bellissimo. Non ho resistito.  Se ci fosse, comprerei anche la Nikon D800, rossa. Tanto, le architetture non scappano, gli esseri umani, se hai in mano una cosa del genere ti guardano e sorridono, foto naturalistiche non ne faccio, ed in quel caso, la macchina la vorrei verde, ed infine le foto rubate non mi interessano. Le attrezzature “seriose” le lascio quelli dei fotoclub fiaf, che si prendono tanto sul serio. Insomma l’ho preso ROSSO perchè di si, sono fatti miei. Altrimenti è disponibile in nero, arancione, in argento con guarniture blu, o in un sobrio color oro, da abbinare ad una Leica adeguata (per gli appassionati, il sito fotografico malese è un punto di riferimento)

Toriamo a noi. Tocco con mano, giro le gambe di 180°. È un’idea abbastanza recente, diffusa negli ultimi 15 anni, mi pare che i primi fossero Gitzo. Per chiudere il cavalletto la colonna viene lasciata estesa, e la gambe si chiudono “all’incontrario”,  chiudendosi attorno alla colonna e all’eventuale testa a sfera. Questo permette di impacchettare il cavalletto e la testa in una forma compatta, lunga esattamente quanto le gambe  in posizione ritratta. Il difetto è che la testa in uso deve, assolutamente, essere delle dimensioni e forme adatte, pena la chiusura disordinata delle gambe, in una sagoma che risulta difficile infilare in una borsa, o trasportare a mano, e che espone le  parti a rotture, impigliamenti, ecc.
Ormai, tutti i “travel tripods” sono fatti così, e quasi tutti vengono venduti con una testa a sfera coordinata.

Insomma, il movimento delle gambe è fluido, denso e continuo, tin-tintin-tohk. Tre posizioni della gamba. Ed io ci sono rimasto di stucco.  Sono abituato che la qualità delle cose si sente dai rumori che fanno, dal feeling, scricchiolii, incertezze, ruvidià.  Ci sono cose che comunicano ruvida robustezza, come i buoni vecchi Manfrotto, fanno male alle mani, in un modo che dà sicurezza. I Gitzo sono silenziosi, granitici. Questo Horusbennu sa di meccanismo di precisione, più preciso, morbido e cristallino. La gomma dei serraggi a vite è un po’ troppo morbida, forse? Bisognerà vedere come si comporterà nel tempo.  I serraggi sono belli, pastosi e sicuri. Infatti le viti sono ingrassate, con un grasso molto viscoso e non so quanto questo possa essere un punto a sfavore o meno. Vedremo come si comporta al freddo ed al caldo, sotto la pioggia e nella polvere.
Le manettine di serraggio non sono in plastica come sembrano, sono proprio di alluminio, che sembra pressofuso, più che tornito. Così le gambe, dotate di blocco anti-twist che permette di aprire o bloccare tutti e 4 i serraggi con iun unico gesto, hanno un coating nero, una specie di vernice molto resistente, che sembra plastica. Anche il disco portatesta, che racchiude la vite double face, 3/8″- 1/4″, è alluminio pressofuso, rivestito in resina.

Al lato pratico il cavalletto chiuso ha le dimensioni di una bottiglia d’acqua da 1,5l, 31cm scarsi, e pesa poco più di un kg. Una volta aperto, ed estesa la colonna di due sezioni, arriva poco più che ai 130cm. Il suo gemello a 4 sezioni Horusbennu M-2538T da chiuso è una decina di cm più lungo, da aperto arriva ai 140cm e pesa quasi uguale. Il costo è lo stesso.

Da aperto e con la colonna estesa, il treppiede  risulta bello robusto, eccezionalmente rigido, e molto, troppo leggero. Una bella borsa pesante può essere attaccata al gancio a molla che scompare sotto la colonna. Nel far ciò, giuro, il piccolo horusbennu non si scompone, ed evita di partire al primo colpo di vento. I piedini sono di gomma, non sostituibili, e sprovvisti di punte metalliche. Come in tutti i cavalletti del mondo la colonna è il punto di massima flessione, chi usa macchine di grande formato, con tempi di posa critici, la colonna non la considera nemmeno.. La colonna del 2531T è in due sezioni, ed esce per 30 cm dalle gambe. Ritraendo le due sezioni della colonna, diventa alto 100cm esatti, calcolati, ricordo, alla base della testa. Una testa a sfera normale è alta una decina di centimetri.

Una piccola nota, tra le cose non documentate. Ho notato che la sezione maggiore della colonna NON ha il meccanismo antirotazione. Quando allenti il collare questa è libera di girare su se’ stessa. Da un certo punto di vista la cosa non mi fa impazzire di gioia, però, guardando bene, ho notato che il gancio a molla portaborsa si può rimuovere, svitando, e togliendo il collarino di gomma che c’è  dietro è possibile estrarre la colonna e rimontarla rovesciata, con estrema facilità. Utilissimo per macro, e riproduzioni sul tavolo. Si tratta a tutti gli effetti di una funzionalità prevista, ma non me ne ero reso conto prima di averlo in mano.

Lo trovo assolutamente adatto ad una mirrorless, lo trovo adatto anche ad una entry-level DSLR, come una Canon Eos 100D o 750D con zoom leggero o un bel prime. Assolutamente consigliato per compatte, anche di lusso. Sceglierei questo come complemento ad una Sony RX1 . Per quanto io sia sicuro che “terrebbe” mettendoci sopra una reflex con un 70-200 f4, io non lo farei mai. Non è adatto, non è il suo scopo. Non è solo per il peso, è che a lunghezze focali considerevoli diventa NECESSARIO un complesso stativo-testa completamente diverso.

 

Lo confesso, ho passato tre giorni ad aprire e chiudere il piccolo horusbennu, a cercare dei difetti. A 54 euro è troppo bello per essere vero. Eppure è qui tra le mie mani. Forse il difetto è che la costruzione è curata e piuttosto complessa, e che mi viene da trattarlo coi guanti, e non posso pensare di abbandonarlo a penzolare ed a graffiarsi a lato di una borsa. L’unica cosa di cui mi pento è non aver preso la sua piccola testa a sfera, che ora ho ordinato a parte. Costa circa 26 euro, più i 2,5 in più di spedizione. Di che colore? ROSSA, ovviamente.

 

Scegliere un cavalletto.

post-9007-1195458927

Come quando cerchi di scegliere un paio di scarpe, quelle che userai tutti i giorni, quelle per le escursioni in montagna, o quelle per andare a correre? Quelle per far bella figura, quelle comode e basta?.  Qualcosa di importante e di funzionale.

Il mio treppiedi preferito è stato per molti anni il Manfrotto 190-pro-b, nella foto qui sopra. Il più piccolo e portatile dei Manfrotto professionali. Semplice, robusto, rigido e non troppo pesante. Accompagnato dalla piccola testa 460MG era il complemento perfetto per portare in viaggio la mia attrezzatura 35mm Contax, con la quale facevo soprattutto foto di architettura. Lenti dal 18 al 100mm. Attenzione, non il più recente 190xpro, o le tristi versioni successive.
Col digitale, le macchine pesanti come la D700 e le teste panoramiche ho amato lo 055pro, piu alto, piu massiccio e pesante e quel tanto piu stabile. Poi ancora meglio i Berlebach e Wolf in legno. Zero vibrazioni, colonna centrante e peso conenuto, a prezzo di maggior ingombro e qualche funzionalità in meno.

Io, però , sono passato al sistema Micro Quattro Terzi, quindi giro con tre corpi, sei lenti, schede, batterie, testa panoramica, un panino, le schede, una bottiglia d’acqua, libro e taccuino, nella stessa borsa che prima ospitava a stento la Canon 40D e tre ottiche

Quindi, cosa voglio fare con un cavalletto adesso: Viaggio, architettura e situazioni non particolarmente dinamiche, ottiche corte, attrezzatura compatta,  leggera. Un compromesso che tenga conto del fatto che ora uso soprattutto mirrorless. Definiamo le caratteristiche che mi servono, in relazione alla mia esperienza, prendendo a riferimento un cavalletto che conosco bene, quello piú vicino al mio target, il Manfrotto 190 proB.

  • peso. Lo voglio leggero, ma quanto è,  “leggero”? il 190 pesa quasi 2kg, e lo voglio più leggero. Il 190 è in alluminio, forse andando sul carbonio…
  • compattezza. i 55cm del 190 sembrano pochi, ma  lo fanno sempre un po’ troppo ingombrante,   ed io voglio potermelo portare dietro sempre. Vorrei che restasse dentro la borsa, e non fuori. Specie quando viaggio in aereo.
  • sezioni. Più ha sezioni più diventa corto, ma non è una legge proporzionale. Quando superi le 4 sezioni (tre galletti o viti di serraggio sulle gambe) le dimensioni in posizione di trasporto cominciano a non decrescere poi tanto con l’accorciarsi delle sezioni. Più sezioni vuol dire più peso e meno stabilità, più tempo per metterlo in opera e per richiuderlo..  Il 190 è un cavalletto a 3 sezioni.
  • stabilità. e quindi utilità reale. Questo dipende da molti fattori e dalla qualità costruttiva prima di tutto, ma bisogna considerare anche le caratteristiche fisiche. La colonna centrale è fonte di vibrazioni, più è corta meglio è. Più il cavalletto è pesante più è stabile, meno sezioni ha e più è corto, più è stabile e robusto. Tutto, ovviamente è relativo all’attrezzatura che ci si mette su, ed alle aspettative.
  • colonna. La colonna aggiunge quella manciata di centimetri in piú, a prezzo, di solito, di una minora stabilità. Molti considerano l’altezza del cavalletto alla “spalla” e cioè con la colonna ritratta all’altezza dello snodo delle gambe. Alcuni cavalletti “da viaggio” hanno la colonna in due sezioni, ed in alcuni casi la prima sezione è tutt’uno con lo snodo delle gambe. Questo presenta alcuni inconvenienti. In caso di vento forte il tutto fa più “vela”e vibra di piú. Nota che non è una discriminamte per  l’altezza minima da terra. Nel caso capiti di lavorare sdraiati, su di un tavolo,  o per macro naturalistiche, l’altezza minima resta COMUNQUE quella della colonna, come in un cavalletto normale.
    Nota importante, in alcuni treppiedi la colonna si puó posizionare a 90gradi (come nel 190) e/o estrarre e reinserire con la testa in giú (come con il 190) Questo è utilissimo per foto macro, per riproduzione di documenti, per porre il treppiede in posizioni particolari. È una delle caratteristiche che mi hanno portato all’acquisto del 190, dal quale non mi separeró mai, ma  NON cerco queste funzionalità in un cavalletto da viaggio ed escursioni leggere.
  • altezza. Mi serve un cavalletto che permetta alla macchina di raggiungere l’altezza dell’occhio umano. Io sono alto 1.86,  ma mi basta che la macchina arrivi circa al metro e mezzo CON la colonna estesa.
  • monopiede. Molti tripodi in vendita oggi, hanno la possibilità di svitare una gamba, per menare il deficente che si mette davanti mentre stai facendo le foto.  Personalmente non vedo altra utilità. Se mi sto portando dietro un treppiede, è perchè il monopiede non risolve la situazione.  Se mi porto dietro entrambe è per usare il monopiede come estensione della colonna.
  • prezzo. Questo è molto importante. Si tratta di una cosa che uso molto per me stesso, non di qualcosa che uso per lavoro. Lì  è facile, peso e compattezza non sono più un problema, ci sono scelte più obbligate e sicure, per assurdo è il cavalletto “da viaggio” che compri per sfizio che rischia di costare molto di più.

Ok, tenendo come dima e misura di tutte le cose il cavalletto che conosco meglio riformulo i 6punti qui sopra.

  • peso. Dovrebbe essere (senza testa) tra i 900 ed i 1200 gr
  • compattezza. Dovrebbe stare tra i 35 ed i 45 cm
  • sezioni. A conti fatti, meglio se al massimo 4.
  • stabilità. la migliore possibile, tra macchina, testa e lente arriveró al massimo ai 2kg
  • altezza. 140-150cm
  • prezzo. Vediamo quanto costa? Certo, tirando i lembi della coperta per mettere insieme tutte le caratteristiche, più la coperta è grossa e meglio ci riesci!

Sulla base di questo, via di shopping virtuale!!

which one? Panasonic G6, Olympus EPL5.

455-1-1

Warning: split(): REG_EMPTY in /web/htdocs/www.lucavascon.net/home/blog/wp-content/themes/tanzaku/functions.php on line 69

Birrorama.

image

Hehehehe. Accompagnava scampi e patate fritte. Palacinka e un amaro molto amaro, il cui nome è svanito dalla mia mente con i fumi dell’alcool. Il tutto a meno di 15 euri. Poi ieri sera nella parte vecchia di Rovinji Ho adocchiato un rristorantino interessante.

PUNKAMERA!!!

Pffffffffffffffffffffffffff

VRSCHHHHhhheeeebellohhhhhhhhwuihhhhhhpotetessssshhhhhhhvhhhehhhhrhhheheheh

Il Gatto Morto, the Dead Cat, é un pezzo di attrezzatura indispensabile per chiunque faccia del video. La falsa pelliccia si intreccia con un tesuto di cotone a maglie larghe, protegge il microfono dai colpi di vento, che disturbano enormemente la traccia audio. attenua alcuni suoni, e cambia alcune forme d’onda, ma questo é niente in confronto a quello che riesce a salvare.
Parliamoci chiaro, i microfoni interni delle fotocamere fanno schifo. Purtroppo sono tutto quello che si puó pensare di avere, in moltissimi casi (Olympus fa un carissimo ed introvabile kit, microfoninistereo e presa esterna preamplificata, si chiama SEMA-1) E per alcuni versi puó anche bastare. Questa piccola modifica, peró,  dá dei risultati cosí soddisfacenti che é un peccato non farla.

In sostanza bisogna procurarsi uno scampolo di finta plliccia, del biadesivo forte e di buona qualitá, degli strumenti da taglio, tra cui una fustellatrice, o un attrezzo per fare dei buchi tondi.

La pelliccia piú é lunga meglio é.  Si taglia un rettangolino di biadesivo  in grado di coprire il buchetto del microfono con una certa estensione. Importante é capire dove il buchetto si trova, e come fare a non coprire organi vitali della macchina!!! La fustella, o l’attrezzo per fare buchi (o anche un bisturi utilizzato con destrezza) servirá per ritagliare un buco abbastanza grande da lasciare scoperti TUTTI o quasi i buchetti del microfono. Il biuadesivo tapperebbe completamente il microfono stesso, mentre la pelliccia sintetica no!

Di solito i produttori fanno a gara per metterlo nei posti piú strategici per

  • catturare tutto il rumore che le mani fanno sul corpo della macchina,
  • prendere “meglio” il vento
  • prendere tutto il rumore dei motori di messa a fuoco

Detto questo, ritagliate anche la pelliccia… attenti ai peli, dovete tagliarla “pettinandola” prima.  Togliete a mano i residui. Per le imensioni, deve essere leggermente piú grande del biadesivo, a occhio qualche mm.

Posizionate il biadesivo sulla macchina, in modo da NON otturare i fori. Con le forbici sagomate dove é necessario, in modo che non ci siano pezzi di nastro “volanti”o non aderenti, e che tutte le funzioni della macchina siano preservate.

A questo punto ricontrollate che il gatto non perda il pelo, incollatelo sopra  premendo bene!!! E ricordate…

PUNK IS (NOT) DEAD!

quale cavalletto?!

Micromosso, tutto quello che non avreste mai voluto sapere e che non avete chiesto…

Tutte le macchine che hanno pezzi meccanici in movimento, generano delle vibrazioni e dei momenit PRIMA, DURANTE e DOPO lo scatto.

Immaginate uno specchio d’acqua. Quando buttate un sasso quello genera delle onde, che si riflettono sui bordi e tengono l’acqua in movimento. Ci vuole tempo prima che queste vibrazioni si spengano del tutto, o abbastanza per considerare ‘acqua perfettamente trasparente.

Lo stesso avviene anche nei solidi, se gli diamo un colpo, questi cominciano a risuonare, e continuano per un pó. Anche i cavalletti fotografici, ovvio!!! Ce ne sono di piú o meno “rapidi”a smorzare, ce ne sono che smorzano meglio certe vibrazioni, e quelli che ne smorzano meglio altre, ma nemmeno i produttori badano piú di tanto a questi dettagli, solo pochi fotografi, che usano il grande formato o teleobiettivi di grosso calibro, e chi fa cinema. E, ovviamente, GLI ASTROFILI.

L’ammortizzazione dipende da 3 fattori. Fotocamera, testa e treppiede.

 

Prendiamo una reflex.

Carico e schiaccio il pulsante di scatto:

  1. si chiude il diaframma al valore prefissato.
  2. lo specchio si alza e colpisce la sua guarnizione di ammortizzazione
  3. parte la prima tendina, arriva a fine corsa, colpisce, se c’é lla gommina del suo ammortizzatore.
  4. parte la seconda tendina, arriva a fine corsa, colpisce, se c’é, la gommina del suo ammortizzatore.
  5. lo specchio torna in sede.

PRIMA dello scatto:

  • 1. é di solito trascurabile, non é un momento sul sistema ma solo una vibrazione leggera.
  • 2. dipende parecchio da come é fatta la macchina. Ma é un colpo forte, un momento sulla macchina stessa, e si riperquote sul cavalletto.

Le macchine che hanno il presollevamento dello specchio eliminano il problema. Bisogna ricordarsi dello specchio d’acqua. Presollevare lo specchio 1 secondo prima dello scatto serve a poco. Aspettateli, questi 5-10 secondi!

  • 3 e 4. Qui dipende dalla lunghezza dell’esposizione. Il synchro flash… é il tempo piú breve per scattare con il flash! Che c’entra? C’entra che si tratta del tempo piú breve con il quale tutto il sensore resta esposto COMPLETAMENTE. La seconda tendina parte quando la prima é GIÁ arrivata a destinazione. Vuol dire che la macchina VIBRA mentre sta esponendo.

 

il colpo finale della 4 e della 5 non ci interessano, a meno che io decida di scattare subito una seconda foto mentre il sistema é ancora in vibrazione!!

 

Parlando di tecnica, se i miei tempi di scatto sono brevi, abbastanza al di sotto del synchro flash, il presollevamento dello specchio é quanto basta. Mettiamo che il mio tempo flash sia 1/125. Da 1/500 fino al tempo piú breve mi sentiró abbastanza sereno.

Se i tempi sono tra 1/250 e 1/2 devo solo confidare in un OTTIMO cavalletto ed una OTTIMA testa. MA poi…

Andando su e poi su con i tempi di posa le cose migliorano. Cioé, la vibrazione causata dalla prima tendina viene smorzata in un tempo che é irrisorio rispetto al tempo totale di posa, con beneficio alla nitidezza percepita della foto

 

Quando questa cosa é critica?

Con sensori – pellicole estremamente definiti, la vecchia Agfa APX25 dava risultati indegni ed addirittura brutti, a chi non badasse a queste cose, ed a una messa a fuoco puntigliosissima. Come col grande formato! Chi ha macchine da 20megapizze in su e le usa amano libera, é piú incline a vedere mancanza di nitidezza quando guarda le foto contando i pixel.

Con i teleobiettivi il micromosso si vede di piú e si vede prima.

 

Cosa smorza meglio le vibrazioni?

1 la macchina: La Pentax 6×7, mia medio formato preferita, era una specie di trattore. il cavalletto migliore era una colata di cemento armato con una escrescenza filettata 1/4″. La Canon 10D era talmente silenziosa e ben ammortizzata da non rendersi conto che stavi fotografando. piú pesa, meglio ammortizza. Meno rumore, meno vibrazioni.

2 la testa. Piú la “leva é corta”meglio é. Le teste a sfera ammortizzano meglio. Quelle video fluide, quelle ad L tubolari, da teleobiettivo, sono pure ottime. Teste a 3 movimenti corte e compatte, oppore quelle grosse e pesanti con i movimenti a cremagliera.

Malissimo invece le teste joystick Manfrotto vecchio tipo. La leva é troppo lunga, e le teste a sfera con la sfera troppo piccola.

3 il cavalletto. Piú pesa meglio é, quel cavalletto di carbonio tanto fiko e leggero DEVE avere un gancio per attaccare lo zaino, come peso supplementare. Ma in presenza di vento, il carbonio rigido si metterá a vibrare! Quelli di LEGNO sono quelli che assorbono meglio le vibrazioni. Controllare il punto critico, l’innesto delle gambe, che non abbia flessioni, che sia estremamente solido e poco elastico.

E vanno davvero meglio quelli che non sono a grossi tubi telescopici, ma a “cannule” sottili accoppiate. Lo sanno benissimo gli ASTROFILI e chi fa cinema. Uno sguardo ai cataloghi Satchler e Cartoni, Berlebach e Wolf Holzstativ, oltre a causare dei momentanei mancamenti, puó essere molto istruttivo.

Detto questo, un BUON cavalletto é un investimento ponderato, costoso, e mirato ad un utilizzo specifico.

Un cavalletto scadente? di quelli leggerini di alluminio a tubi quadri? Meglio senza.

Un buon cavalletto per tutti i giorni va dai 70 ai 200 euri, e lasciate stare il carbonio e quelli con troppe sezioni, a meno che non sia proprio necessario. Un cavalletto davvero serio, per lavorare nelle condizioni limite con teleobiettivi lunghi, o attrezzature pesanti, puó costare una cifra. Ma se spendete quella cifra subito senza passare attraverso quelli di costo intermedio, avrete comunque risparmiato.