Smartphone tripod attachments

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Selfmade?  Well.  Whatever in the market is filmsy, or stupidly expensive, or dedicated to a specific model of iPhone,   ecc. So, i made  mine, out of  a cheap phone hardcase and a 1/4″ tripod to  flash adapter.

You need:

  1. A cheap hardcase for your phone  model. It must be plastic,  no fancy  gummy material. I had one with faux leather cover, that was just a bit more difficult to hack.
  2. An 1/4″ adapter. Male or female,  or a flash rail socket.  Mine was an adapter to put a flash over a small tripod ballhead,  and needed hacking.
  3. Double component glue, sugru,  or similar flexible, strong glue compound.
  4. Eventually,  a cutter.

 

 

 

 

 

 

cut out unwanted parts of the adapter, till you get a flat surface to allow better glueing

 

front and rear of the hardcase

Decide where to put your tripod screwbase

Glue to the rock solid surface! In my case I had to remove the leatherette.

Binding permanently with twin components glue…
And, what is my use?!?

 

Cons:

  • You would need to choose point of anchorage, depending how you want to screw your phone, where, what you will do with it. For an universal fit I’d say three is the minimum of bolts you have to glue on.
  • you add bulky to the phone, if you want to keep it in the shell, you will add bulk to your bag, if not.

Pros:

  • Damm cheap
  • perfectly fit at least one of your applications
  • it is SOLID
  • made to measure for your phone.

links: An idea, you can use one of these:

ebay link

you can use one or two female screws, or even the male one (cut it shorter)

 

 

 

Protected: Minimal Arca-Swiss panohead

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cavalletto da viaggio, Horusbennu M-2531T Travelling Tripod

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Bene.  Arrivato, dopo 4 settimane dalla Corea.

Volevo un cavalletto molto piccolo, compatto, leggero, economico.  Qualcosa da potermi portare in giro sempre o quasi. Che stesse nel bagaglio a mano. Che costasse poco. La mia recente conversione alle fotocamere mirrorless, ed in special modo alle micro 4/3 ha portato molti benefici, riguardanti pesi, dimensioni. E… sì. Qualità. I files che escono dalla Panasonic G6 sono eccellenti, un passo sopra alle entry level di tutte, direi, le case concorrenti. Eccezion fatta per le Olympus, forse. 😉 Due cose devono adeguarsi al new-deal. Cavalletto e teste.  Quando vado in giro voglio attrezzatura meno “impegnativa”. Sono già abbastanza impegnato io. Fotografare è un divertimento, prima di tutto.

Dopo mesi passati a spulciare il web alla ricerca di treppiedi adatti, la mia decisione è andata per questo piccolino qui.

Horusbennu M-2531T .

marca nome materiale sezioni peso chiuso spalla colonna Portata colonna monop testa prezzo link
brand model material leg sec weight transport w/o column full height payload column monop head price link
    g cm cm cm kg  
horusbennu M-2531T aluminium 5 1060 31 100 130 6 2sects no no € 54 eBay

Pesa un poco più di un kg, e chiuso sono una trentina di centimetri. Aperto, tutto esteso, è bassino, solo un metro e trenta. Io sono alto 1.86 ed i miei occhi viaggiano a 170cm di distanza dal pavimento.  Considerando tutto quanto,  il cavalletto “giusto” dovrebbe raggiungere i 155cm, ma in questo caso ho optato per il compromesso. Non è trasformabile in monopiede, cosa che troverei utilissima per menare quelli che si piantano  a guardarmi restando ostinatamente all’interno dell’inquadratura (uso quasi solo fisheye) D’altra parte occorre smontare mezzo cavalletto, e poi rimontarlo, quindi tant’è.

Comperato alla folle cifra di $75 scarsi, dal venditore Cameramate2010 di eBay. Praticamente 54€. Praticamente regalato.
Il venditore consigliava CALDAMENTE di prendere la spedizione tracciabile, e, per 2.5€ in più,  mi è sembrato estremamente ragionevole. Voglio sottolineare che il venditore ha spedito praticamente subito, fornendo i numeri di tracciamento. Aggiungerei che ha imballato il tutto in maniera precisa, pulita ed intelligente, sigillando perfettamente la carta da pacchi con nastro trasparente,  ed il pacco è arrivato pulito ed intatto.

Non saprei dirvi che cosa mi aspettassi, e  su internet le recensioni sono scarsissime. Horusbennu è una ditta coreana, produce accessori per la fotografia un po’ di tutti i tipi. Alcune cose sembrano dozzinali, prodotti cinesi economici rimarchiati, altre, come certi cavalletti, sembrano invece estremamente ben fatti.

Aperto il pacco salta fuori una scatola di cartone, lunga, a sezione quadrata. Dentro la scatola la prima sorpresa. Una borsa, estremamente ben fatta, un poco abbondante, in lunghezza, molto ben imbottita, prodotta con dei materiali dall’aria robusta, bordure rinforzate, inserto in catarifrangente grigio chiaro, manico imbottito, spallaccio agganciabile con salvaspalla e moschettoni in robusto ABS. Aperta la doppia lampo oversize,  salta fuori il nostro piccolo tripode da viaggio, del silicagel, ed una chiave a brugola. Una piccola Allen Key che è l’unico attrezzo che serve se vuoi smontare e rimontare tutto il cavalletto.

 

Il piccino viene tutto ingoldonato in un cellophane pesante. Sa di bagagliaio di auto nuova. Gomma, plastica, borsa da ginnastica appena comprata.   Comincio a toccarlo ed a rendermi conto. Rosso. L’ho preso rosso. Rosso è il colore sbagliato, visibile in tutti i riflessi, da tutte le parti. Vistoso, denso, graffiante. Bellissimo. Non ho resistito.  Se ci fosse, comprerei anche la Nikon D800, rossa. Tanto, le architetture non scappano, gli esseri umani, se hai in mano una cosa del genere ti guardano e sorridono, foto naturalistiche non ne faccio, ed in quel caso, la macchina la vorrei verde, ed infine le foto rubate non mi interessano. Le attrezzature “seriose” le lascio quelli dei fotoclub fiaf, che si prendono tanto sul serio. Insomma l’ho preso ROSSO perchè di si, sono fatti miei. Altrimenti è disponibile in nero, arancione, in argento con guarniture blu, o in un sobrio color oro, da abbinare ad una Leica adeguata (per gli appassionati, il sito fotografico malese è un punto di riferimento)

Toriamo a noi. Tocco con mano, giro le gambe di 180°. È un’idea abbastanza recente, diffusa negli ultimi 15 anni, mi pare che i primi fossero Gitzo. Per chiudere il cavalletto la colonna viene lasciata estesa, e la gambe si chiudono “all’incontrario”,  chiudendosi attorno alla colonna e all’eventuale testa a sfera. Questo permette di impacchettare il cavalletto e la testa in una forma compatta, lunga esattamente quanto le gambe  in posizione ritratta. Il difetto è che la testa in uso deve, assolutamente, essere delle dimensioni e forme adatte, pena la chiusura disordinata delle gambe, in una sagoma che risulta difficile infilare in una borsa, o trasportare a mano, e che espone le  parti a rotture, impigliamenti, ecc.
Ormai, tutti i “travel tripods” sono fatti così, e quasi tutti vengono venduti con una testa a sfera coordinata.

Insomma, il movimento delle gambe è fluido, denso e continuo, tin-tintin-tohk. Tre posizioni della gamba. Ed io ci sono rimasto di stucco.  Sono abituato che la qualità delle cose si sente dai rumori che fanno, dal feeling, scricchiolii, incertezze, ruvidià.  Ci sono cose che comunicano ruvida robustezza, come i buoni vecchi Manfrotto, fanno male alle mani, in un modo che dà sicurezza. I Gitzo sono silenziosi, granitici. Questo Horusbennu sa di meccanismo di precisione, più preciso, morbido e cristallino. La gomma dei serraggi a vite è un po’ troppo morbida, forse? Bisognerà vedere come si comporterà nel tempo.  I serraggi sono belli, pastosi e sicuri. Infatti le viti sono ingrassate, con un grasso molto viscoso e non so quanto questo possa essere un punto a sfavore o meno. Vedremo come si comporta al freddo ed al caldo, sotto la pioggia e nella polvere.
Le manettine di serraggio non sono in plastica come sembrano, sono proprio di alluminio, che sembra pressofuso, più che tornito. Così le gambe, dotate di blocco anti-twist che permette di aprire o bloccare tutti e 4 i serraggi con iun unico gesto, hanno un coating nero, una specie di vernice molto resistente, che sembra plastica. Anche il disco portatesta, che racchiude la vite double face, 3/8″- 1/4″, è alluminio pressofuso, rivestito in resina.

Al lato pratico il cavalletto chiuso ha le dimensioni di una bottiglia d’acqua da 1,5l, 31cm scarsi, e pesa poco più di un kg. Una volta aperto, ed estesa la colonna di due sezioni, arriva poco più che ai 130cm. Il suo gemello a 4 sezioni Horusbennu M-2538T da chiuso è una decina di cm più lungo, da aperto arriva ai 140cm e pesa quasi uguale. Il costo è lo stesso.

Da aperto e con la colonna estesa, il treppiede  risulta bello robusto, eccezionalmente rigido, e molto, troppo leggero. Una bella borsa pesante può essere attaccata al gancio a molla che scompare sotto la colonna. Nel far ciò, giuro, il piccolo horusbennu non si scompone, ed evita di partire al primo colpo di vento. I piedini sono di gomma, non sostituibili, e sprovvisti di punte metalliche. Come in tutti i cavalletti del mondo la colonna è il punto di massima flessione, chi usa macchine di grande formato, con tempi di posa critici, la colonna non la considera nemmeno.. La colonna del 2531T è in due sezioni, ed esce per 30 cm dalle gambe. Ritraendo le due sezioni della colonna, diventa alto 100cm esatti, calcolati, ricordo, alla base della testa. Una testa a sfera normale è alta una decina di centimetri.

Una piccola nota, tra le cose non documentate. Ho notato che la sezione maggiore della colonna NON ha il meccanismo antirotazione. Quando allenti il collare questa è libera di girare su se’ stessa. Da un certo punto di vista la cosa non mi fa impazzire di gioia, però, guardando bene, ho notato che il gancio a molla portaborsa si può rimuovere, svitando, e togliendo il collarino di gomma che c’è  dietro è possibile estrarre la colonna e rimontarla rovesciata, con estrema facilità. Utilissimo per macro, e riproduzioni sul tavolo. Si tratta a tutti gli effetti di una funzionalità prevista, ma non me ne ero reso conto prima di averlo in mano.

Lo trovo assolutamente adatto ad una mirrorless, lo trovo adatto anche ad una entry-level DSLR, come una Canon Eos 100D o 750D con zoom leggero o un bel prime. Assolutamente consigliato per compatte, anche di lusso. Sceglierei questo come complemento ad una Sony RX1 . Per quanto io sia sicuro che “terrebbe” mettendoci sopra una reflex con un 70-200 f4, io non lo farei mai. Non è adatto, non è il suo scopo. Non è solo per il peso, è che a lunghezze focali considerevoli diventa NECESSARIO un complesso stativo-testa completamente diverso.

 

Lo confesso, ho passato tre giorni ad aprire e chiudere il piccolo horusbennu, a cercare dei difetti. A 54 euro è troppo bello per essere vero. Eppure è qui tra le mie mani. Forse il difetto è che la costruzione è curata e piuttosto complessa, e che mi viene da trattarlo coi guanti, e non posso pensare di abbandonarlo a penzolare ed a graffiarsi a lato di una borsa. L’unica cosa di cui mi pento è non aver preso la sua piccola testa a sfera, che ora ho ordinato a parte. Costa circa 26 euro, più i 2,5 in più di spedizione. Di che colore? ROSSA, ovviamente.

 

Panasonic G6…

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Scegliere un cavalletto.

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Come quando cerchi di scegliere un paio di scarpe, quelle che userai tutti i giorni, quelle per le escursioni in montagna, o quelle per andare a correre? Quelle per far bella figura, quelle comode e basta?.  Qualcosa di importante e di funzionale.

Il mio treppiedi preferito è stato per molti anni il Manfrotto 190-pro-b, nella foto qui sopra. Il più piccolo e portatile dei Manfrotto professionali. Semplice, robusto, rigido e non troppo pesante. Accompagnato dalla piccola testa 460MG era il complemento perfetto per portare in viaggio la mia attrezzatura 35mm Contax, con la quale facevo soprattutto foto di architettura. Lenti dal 18 al 100mm. Attenzione, non il più recente 190xpro, o le tristi versioni successive.
Col digitale, le macchine pesanti come la D700 e le teste panoramiche ho amato lo 055pro, piu alto, piu massiccio e pesante e quel tanto piu stabile. Poi ancora meglio i Berlebach e Wolf in legno. Zero vibrazioni, colonna centrante e peso conenuto, a prezzo di maggior ingombro e qualche funzionalità in meno.

Io, però , sono passato al sistema Micro Quattro Terzi, quindi giro con tre corpi, sei lenti, schede, batterie, testa panoramica, un panino, le schede, una bottiglia d’acqua, libro e taccuino, nella stessa borsa che prima ospitava a stento la Canon 40D e tre ottiche

Quindi, cosa voglio fare con un cavalletto adesso: Viaggio, architettura e situazioni non particolarmente dinamiche, ottiche corte, attrezzatura compatta,  leggera. Un compromesso che tenga conto del fatto che ora uso soprattutto mirrorless. Definiamo le caratteristiche che mi servono, in relazione alla mia esperienza, prendendo a riferimento un cavalletto che conosco bene, quello piú vicino al mio target, il Manfrotto 190 proB.

  • peso. Lo voglio leggero, ma quanto è,  “leggero”? il 190 pesa quasi 2kg, e lo voglio più leggero. Il 190 è in alluminio, forse andando sul carbonio…
  • compattezza. i 55cm del 190 sembrano pochi, ma  lo fanno sempre un po’ troppo ingombrante,   ed io voglio potermelo portare dietro sempre. Vorrei che restasse dentro la borsa, e non fuori. Specie quando viaggio in aereo.
  • sezioni. Più ha sezioni più diventa corto, ma non è una legge proporzionale. Quando superi le 4 sezioni (tre galletti o viti di serraggio sulle gambe) le dimensioni in posizione di trasporto cominciano a non decrescere poi tanto con l’accorciarsi delle sezioni. Più sezioni vuol dire più peso e meno stabilità, più tempo per metterlo in opera e per richiuderlo..  Il 190 è un cavalletto a 3 sezioni.
  • stabilità. e quindi utilità reale. Questo dipende da molti fattori e dalla qualità costruttiva prima di tutto, ma bisogna considerare anche le caratteristiche fisiche. La colonna centrale è fonte di vibrazioni, più è corta meglio è. Più il cavalletto è pesante più è stabile, meno sezioni ha e più è corto, più è stabile e robusto. Tutto, ovviamente è relativo all’attrezzatura che ci si mette su, ed alle aspettative.
  • colonna. La colonna aggiunge quella manciata di centimetri in piú, a prezzo, di solito, di una minora stabilità. Molti considerano l’altezza del cavalletto alla “spalla” e cioè con la colonna ritratta all’altezza dello snodo delle gambe. Alcuni cavalletti “da viaggio” hanno la colonna in due sezioni, ed in alcuni casi la prima sezione è tutt’uno con lo snodo delle gambe. Questo presenta alcuni inconvenienti. In caso di vento forte il tutto fa più “vela”e vibra di piú. Nota che non è una discriminamte per  l’altezza minima da terra. Nel caso capiti di lavorare sdraiati, su di un tavolo,  o per macro naturalistiche, l’altezza minima resta COMUNQUE quella della colonna, come in un cavalletto normale.
    Nota importante, in alcuni treppiedi la colonna si puó posizionare a 90gradi (come nel 190) e/o estrarre e reinserire con la testa in giú (come con il 190) Questo è utilissimo per foto macro, per riproduzione di documenti, per porre il treppiede in posizioni particolari. È una delle caratteristiche che mi hanno portato all’acquisto del 190, dal quale non mi separeró mai, ma  NON cerco queste funzionalità in un cavalletto da viaggio ed escursioni leggere.
  • altezza. Mi serve un cavalletto che permetta alla macchina di raggiungere l’altezza dell’occhio umano. Io sono alto 1.86,  ma mi basta che la macchina arrivi circa al metro e mezzo CON la colonna estesa.
  • monopiede. Molti tripodi in vendita oggi, hanno la possibilità di svitare una gamba, per menare il deficente che si mette davanti mentre stai facendo le foto.  Personalmente non vedo altra utilità. Se mi sto portando dietro un treppiede, è perchè il monopiede non risolve la situazione.  Se mi porto dietro entrambe è per usare il monopiede come estensione della colonna.
  • prezzo. Questo è molto importante. Si tratta di una cosa che uso molto per me stesso, non di qualcosa che uso per lavoro. Lì  è facile, peso e compattezza non sono più un problema, ci sono scelte più obbligate e sicure, per assurdo è il cavalletto “da viaggio” che compri per sfizio che rischia di costare molto di più.

Ok, tenendo come dima e misura di tutte le cose il cavalletto che conosco meglio riformulo i 6punti qui sopra.

  • peso. Dovrebbe essere (senza testa) tra i 900 ed i 1200 gr
  • compattezza. Dovrebbe stare tra i 35 ed i 45 cm
  • sezioni. A conti fatti, meglio se al massimo 4.
  • stabilità. la migliore possibile, tra macchina, testa e lente arriveró al massimo ai 2kg
  • altezza. 140-150cm
  • prezzo. Vediamo quanto costa? Certo, tirando i lembi della coperta per mettere insieme tutte le caratteristiche, più la coperta è grossa e meglio ci riesci!

Sulla base di questo, via di shopping virtuale!!

hack gigapan epic 100, step 2, taking apart.

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Sooo…

Today is taking apart day.

I opened the head. Removed the battery tray, unscrewed the 4 big screws (car tool size  screwdriver needed) and the 4 metallic ones keeping the board. Here it is what is behind. Exactely what I thought could be.

One single motherboard. Taking 7.2V to 9V current and controlling the two motors involved. Here it is the heart, under the LCD there is an ATMEGA processor.

Inside the head is like I supposed to be. Straight, direct, genuine. It is a very low ingeneering process, for the ensamble of the head itself, thought for low number production, easy to repair, to modify and mantain. And VERY, VERY CLEAN!!! It fullfilled my expectation of an U.S.A.  style project and product, with some of its minuses, but ALL of its advantages.

I say getting the space to SOLDER anything on the large, clean and spaced micro switches will be more than easy. It could be done even finding space for a radio reciver INSIDE!

Soldering the wires for RC battery (EPIC original style) will be easy and non-destructive. The battery holder itself can be removed and space clean out.

Some of these holes is for sure a port where to put wires for ATMEGA reprogramming… 😉 Maybe a serial interface, or even a USB??  But that is beyond my comprehension.

Again, whoever projected the technical part of this head, did it with intelligence, made a clean and clear job, that deserves respect. Now, following my “I Void Warranties” motto, I’ll try to get this baby functional to my needs!

 

Olympus Con Le Antenne, MAL-1

 

Macro Arm Light 1.

Ho comprato le antenne.  Sono due led in cima a due tubi corrugati.

I tubi non sono abbastanza rigidi, posizionarli in maniera precisa non è facile, tendono  ad avere troppa elasticità e a manifestare una volontà propria.  Questo oggettino nasce per  fare da illuminature macro. Piccoli oggetti eccetera.

 

Anche a mano libera permette di modellare quei due punti luce in più,  specie se ti avvicini parecchio. Io intendo usare le antenne per ritratti notturni, quindi i miei punti luce saranno quasi sempre frontali, al massimo decentrati.  Le antenne sono da 15 – 20 cm, e la distanza di messa a fuoco di un ritratto è a circa mezzo metro.

I due led hanno interruttori indipendenti, high-low-off. Consentono un minimale controllo della luce. In ambito macro, ancora una volta, tutto questo ha senso. Anche solo nelle immagini dell’arancia (20mm panasonic) è evidente che le possibilità espressive sono molte.  Un uso in ambito ritratto  comporta una notevole presenza dell’oggetto stesso, ed uno sguardo divertito o stupefatto.

Nel frattempo le antenne sono comode come luce di cortesia sul piano di lavoro, sul mixer ecc.

 

Anime, stagione primavera 2012

Tutte le news su JGOKU, In italiano.

Parte prima
Parte seconda

Per chi mastica l’inglese, invece, il riferimento su Anime Network e anche qui ma mi sembra che la lista sia un poco piu disordinata.

 

Per quello che mi riguarda ho visto le prime due puntate del nuovo di Leji Matsumoto. OZUMA.

Per ora mi sembra molto ben fatto ed appassionante. Nulla di nuovo nella trama, i personaggi simbolici, la “maschere” di Matsumoto ci sono sempre, ma si sono evolute, sono maturate in un segno complesso ed in produzioni piú costose e supportate. C’é sempre la donnona dai capelli lunghissimi, l’Harlok di turno, il nanetto. Ma questa volta ce ne sono anche altri. Notevole constatare che dopo Herbert nessuno riesce ad immaginare un pianeta desertico senza i VERMONI!!!! 😀

Per il resto cominceró a seguire quelli che mi convincono:

Uchuu Kyoudai

Zetmann

Dusk maiden of Amnesia

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Panasonic GF2 hack sempre piu vicino.

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Il nostro caro Vitaliy Kiselev dice che non promette e non stima date precise, ma che l’hack della piccola Panasonic sará sostanzialmente simile a quello della GH2. Ovviamente tutti i limiti hardware non possono essere superati,  quindi non aspettatevi cose impossibili.

Micro 4/3 ed ottiche passo C.

1 – le basi


(da utente flickr Systemlayers, Xenon 25mm 0.95 su GF1)

Molte sono le ottiche a passo C che si possono mettere sul micro 4/3.
Alcune danno splendidi risultati, alcune danno risultati estremamente interessanti ed intriganti. Molte di piú sono perfettamente inutili.

Queste ottiche sono in genere dedicate alle vecchie cineprese 16mm, Super-16 e qualche Super-8. Ma lo standard 1″ C-mount é stato utilizzato anche in seguito, telecamere professionali per la TV, apparecchiature da videosorveglianza, fino ad arrivare alle “machine vision”, videocamere ad altissima definizione utilizzate dai robot industriali. Gli occhi delle macchine che producono altre macchine. Diciamo, insomma, che é una filettatura molto, molto comune.
Sono invitanti, hanno”numeri” molo piccoli, sembrano, cioé, tutti grandangoli luminosissimi.
Il punto é: “La Tal Ottica, funzionerá sulla mia Pen?”

Su eBay si trovano adattatori che permettono di fare il Frankenstin, ma se vediamo la tabella dei tiraggi (distanza tra sensore e flangia della baionetta) vediamo che il C-mount é piú corto di quasi 2.5mm del micro 4/3! Ebbene sí, gli adattatori rientrano, seguendo la sagoma della baionetta Olympus/Panasonic, e le ottiche passo C vi entrano correttamente  solo se non hanno il… “culo grosso!”
Sennó restano sempre un tantino in fuori, e perdono la messa a fuoco all’infinito.
Altre vengono da macchine particolari, con tiraggi leggermente diversi.  Altre non hanno proprio la copertura, e disegnano la loro immagine in un misero circoletto al centro del sensore.  Quasi tutte non si avvitano mai in modo da presentare l’indentazione di messa a fuoco e diaframma ad ore dodici, come tutti gli obiettivi che si rispettino.

Se non conosciamo la “storia” dell’ottica difficilmente possiamo valutare se ha le caratteristiche necessarie per essere montata con successo. Ed anche cosí, non c’é una risposta definitiva. Bisogna provare.

Ma se:

  1. la qualitá ottica é buona o comunque interessante
  2. la vignettatura é ridotta, o accettabile o piacevole

Allora ci si ingegna a modificare, regolare e calibrare  ottica e adattatore .
Vorrei ricordare, sul punto2, che se l’obiettivo in questione fa i quattro angoli neri, o degli strani colori slavati e vignetta… che quando andiamo in modalitá video ritagliamo solo la parte CENTRALE del sensore, e che una ottica brutta fotograficamente puó essere una cosa eccezionale in video!

Un preziosissimo link spiega piuttosto bene la faccenda del cerchio di copertura, e da una buona base dati per partire alla ricerca di ottiche cine-video. https://spreadsheets.google.com/pub?key=p9kkgjwEQQQ-HJwvNDobeEw

Ci si compra un adattatore economico su ebay, dalla cina, e si sperimenta.
Quale adattatore? ce ne sono di piú generici, come questo ottimo fotodiox, o analoghi, piú scadenti di fabbricazione cinese

Oppure di molto piú tecnici, come i Kipon ed i Metabones, che sfruttano ogni decimo di millimetro della baionetta per far entrare anche i “culi grossi”.

Oppure si fa sperimentare gli altri… come il sottoscritto. Ma c’é un prezzo da pagare, ed é monetario.
Credo che il primo che ha messo le mani su un vecchio Schneider 25mm f0,95 sia il colpevole. E’ lui che ha fatto il primo danno. Gli é arrivata la EP-1, fresca di fabbirca, esemplare di preserie, mi immagino con la posta del mattino. Esce dalla doccia ancora insaponato, si butta su l’accappatoio e  va ad aprire. Apre il pacco con foga, la tira fuori;, la accarezza, monta e smonta l’obiettivo (ovviamente il 17), e mette sotto carica la batteria.  Finisce di lavarsi, e senza nemmeno vestirsi si prepara la colazione.  Si lava bene le mani, caccia su la batteria, la scheda. Poi sicuramente ha aperto una vetrinetta grande come un armadio quattro stagioni ed ha cominciato a mettersi  davanti al sensore tutti i pezzi di vetro che aveva. Quando ci ha messo QUELLO,  ha tirato un urlo tale che i vicini hanno chiamato la polizia, che lo ha trovato nudo, in giardino, con strani oggetti in mano che gridava felice fotografando i fiori. Appena rilasciato, peró, questo tizio commette il vero reato, quello per il quale noi tutti lo vorremmo prendere a manfrottate sulle gengive. Ha aperto internet, flickr, blog, forum, e lo ha detto al mondo.

In una settimana, un pezzo di vetro che valeva, usato, quanto l’angioletto di ceramica che vi ha regalato la Zia Maria e che sta sul mobiletto del salotto, é schizzato a quotazioni proebitive. Intendo da SCAPPATI DI TESTA. intendo MIGLIARA di EURI. Insomma, se se lo fosse tenuto per sé…. ora io forse ne avrei uno.