Petzval!

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Bene. Un secolo e tre quarti ed è tornato http://microsites.lomography.it/petzval-lens/it/. Rinomato per il suo carattere,  e per il suo sfocato,  ma non certo per definizione e correzione delle aberrazioni,  L’ottica di petzval è ora un giocattolo hipster tecno-kitch,  non per tutti,  visto il prezzo.  Si dia atto che è fatto maledettamente bene, e che non sono caratteristiche da poter applicare in post con un filtro di fotoscioppe.

Qui nella versione nera. Il primo che ho visto e toccato in vita mia.
L’amico Marco ne tiene qualcuno in negozio.
Nelle mani tiene la migliore macchina apsc che io abbia mai provato finora.  Scordate le reflex come le conoscete, le mirrorless come le conoscete. Samsung ha fatto la nx1 prendendo tutti i suoi ingegneri, studiando le macchine della concorrenza,  e facendone una per batterle tutte in ogni categoria. Senza lasciare fianchi scoperti, desiderata. Non hanno problemi di farsi concorrenza da soli con altre fascie di mercato,  macchine video professionali eccetera. La Nx1 è il risultato. Con l’ultimo aggiornamento firmware stanno mostrando come upgrade mostruosi si possano fare via software, come l’obsolescenza si possa combattere efficacemente,  come i vecchi barbogi di nikon e Canon debbano aprire gli occhi se non vogliono soccombere. Le lenti sono buone. La macchina è la migliore apsc in qualsiasi fascia di prezzo. L’impianto video, 4k, superlativo. È una fotocamera vera, maneggevole,  pratica,  razionale.
Petzval e  nx1 li trovate in bottega da Marco Missiaia.
http://www.prophotoitalia.it

Micro 4/3 ed ottiche passo C.

1 – le basi


(da utente flickr Systemlayers, Xenon 25mm 0.95 su GF1)

Molte sono le ottiche a passo C che si possono mettere sul micro 4/3.
Alcune danno splendidi risultati, alcune danno risultati estremamente interessanti ed intriganti. Molte di piú sono perfettamente inutili.

Queste ottiche sono in genere dedicate alle vecchie cineprese 16mm, Super-16 e qualche Super-8. Ma lo standard 1″ C-mount é stato utilizzato anche in seguito, telecamere professionali per la TV, apparecchiature da videosorveglianza, fino ad arrivare alle “machine vision”, videocamere ad altissima definizione utilizzate dai robot industriali. Gli occhi delle macchine che producono altre macchine. Diciamo, insomma, che é una filettatura molto, molto comune.
Sono invitanti, hanno”numeri” molo piccoli, sembrano, cioé, tutti grandangoli luminosissimi.
Il punto é: “La Tal Ottica, funzionerá sulla mia Pen?”

Su eBay si trovano adattatori che permettono di fare il Frankenstin, ma se vediamo la tabella dei tiraggi (distanza tra sensore e flangia della baionetta) vediamo che il C-mount é piú corto di quasi 2.5mm del micro 4/3! Ebbene sí, gli adattatori rientrano, seguendo la sagoma della baionetta Olympus/Panasonic, e le ottiche passo C vi entrano correttamente  solo se non hanno il… “culo grosso!”
Sennó restano sempre un tantino in fuori, e perdono la messa a fuoco all’infinito.
Altre vengono da macchine particolari, con tiraggi leggermente diversi.  Altre non hanno proprio la copertura, e disegnano la loro immagine in un misero circoletto al centro del sensore.  Quasi tutte non si avvitano mai in modo da presentare l’indentazione di messa a fuoco e diaframma ad ore dodici, come tutti gli obiettivi che si rispettino.

Se non conosciamo la “storia” dell’ottica difficilmente possiamo valutare se ha le caratteristiche necessarie per essere montata con successo. Ed anche cosí, non c’é una risposta definitiva. Bisogna provare.

Ma se:

  1. la qualitá ottica é buona o comunque interessante
  2. la vignettatura é ridotta, o accettabile o piacevole

Allora ci si ingegna a modificare, regolare e calibrare  ottica e adattatore .
Vorrei ricordare, sul punto2, che se l’obiettivo in questione fa i quattro angoli neri, o degli strani colori slavati e vignetta… che quando andiamo in modalitá video ritagliamo solo la parte CENTRALE del sensore, e che una ottica brutta fotograficamente puó essere una cosa eccezionale in video!

Un preziosissimo link spiega piuttosto bene la faccenda del cerchio di copertura, e da una buona base dati per partire alla ricerca di ottiche cine-video. https://spreadsheets.google.com/pub?key=p9kkgjwEQQQ-HJwvNDobeEw

Ci si compra un adattatore economico su ebay, dalla cina, e si sperimenta.
Quale adattatore? ce ne sono di piú generici, come questo ottimo fotodiox, o analoghi, piú scadenti di fabbricazione cinese

Oppure di molto piú tecnici, come i Kipon ed i Metabones, che sfruttano ogni decimo di millimetro della baionetta per far entrare anche i “culi grossi”.

Oppure si fa sperimentare gli altri… come il sottoscritto. Ma c’é un prezzo da pagare, ed é monetario.
Credo che il primo che ha messo le mani su un vecchio Schneider 25mm f0,95 sia il colpevole. E’ lui che ha fatto il primo danno. Gli é arrivata la EP-1, fresca di fabbirca, esemplare di preserie, mi immagino con la posta del mattino. Esce dalla doccia ancora insaponato, si butta su l’accappatoio e  va ad aprire. Apre il pacco con foga, la tira fuori;, la accarezza, monta e smonta l’obiettivo (ovviamente il 17), e mette sotto carica la batteria.  Finisce di lavarsi, e senza nemmeno vestirsi si prepara la colazione.  Si lava bene le mani, caccia su la batteria, la scheda. Poi sicuramente ha aperto una vetrinetta grande come un armadio quattro stagioni ed ha cominciato a mettersi  davanti al sensore tutti i pezzi di vetro che aveva. Quando ci ha messo QUELLO,  ha tirato un urlo tale che i vicini hanno chiamato la polizia, che lo ha trovato nudo, in giardino, con strani oggetti in mano che gridava felice fotografando i fiori. Appena rilasciato, peró, questo tizio commette il vero reato, quello per il quale noi tutti lo vorremmo prendere a manfrottate sulle gengive. Ha aperto internet, flickr, blog, forum, e lo ha detto al mondo.

In una settimana, un pezzo di vetro che valeva, usato, quanto l’angioletto di ceramica che vi ha regalato la Zia Maria e che sta sul mobiletto del salotto, é schizzato a quotazioni proebitive. Intendo da SCAPPATI DI TESTA. intendo MIGLIARA di EURI. Insomma, se se lo fosse tenuto per sé…. ora io forse ne avrei uno.

Computar (Pentax) 50mm f1.8 su micro 4/3

Computar, cioé Pentax, probabilmente una lente da CCTV. Trovata a poco  che galleggiava nelle acque della eBaya.

Si presenta come un piccolo piccolo obiettivo fatto bene, tutto in metallo e vetro. Denso, pesante. Ghiera diaframmi OVVIAMENTE senza click, molto fluida. Messa a fuoco densa e pastosa.

Appena messo  su ho fatto un salto. Niente angoli neri, vignettatura leggera, ottimi contrasti, colori fantastici, ottima definizione  e uno sfocato che sembra seta!
Pacco, non mete a fuoco oltre il metro. Guardo bene, é un “Culo Grasso” ed il mio adattatore cinese economico é davvero troppo stretto. Calibro in mano faccio due conti, e no.
Nemmeno un Metabones da 50 eurazzi potrebbe contenerlo. Che fare? Le soluzioni non sono molte. Comperare un adattatore piú tecnico, smontare e far rifilare (ritornire) lo zoccolo cromato che porta la montatura, oppure operare sull’elicoide di messa a fuoco. Si tratta del meccanismo a vite che porta avanti ed indietro tutto il gruppo ottico per focheggiare. Questo ha sempre la possibilitá di essere registrato, le ottiche vengono registrate in fabbrica sulla base del tiraggio nominale, ma di solito c’é sempre un minimo di  spazio per aggiustamenti anche consistenti.

La fortuna é che tutte queste ottiche sono piccole, e quindi semplici! si assomigliano quasi tutte.
Con cautela scopro la ghiera della messa a fuoco, stando attento a non rompere la gomma godronata.Tre viti a grano. Bingo. basta allentarle, non rimuoverle.

Bisogna allentare anche la vite a stella… Che cos’é? ma é il blocco della messa a fuoco! é la “battuta”, il fondo scala.

Smontata! vedete ottica, tappo posteriore, ghiera di messa a fuoco e relativa gommina.Guardate bene la parte cromata che contiene il gruppo lenti. Si vedono le traccie di dove i tre grani vengono fissati, rendendo la ghiera di MAF solidale al gruppo ottico sull’elicoide. Bene, montiamo il tutto sulla macchina cosí com’é.

Adesso proviamo. Miriamo ad infinito, zoom del liveview al massimo, diaframma spalancato,  e giriamo a mano il gruppo sul suo elicoide, fino a che non va a fuoco. Meglio se su cavalletto. Sembra andare a fuoco a infinito, quasi perfettamente, a fine corsa. Dove l’elicoide é un pelo piú ruvido, senza grasso.

Rimontiamo la ghiera, allinata sulla scala delle distanze ad infinito, e serriamo i grani. Ora un ultimo tocco… Con l’obiettivo ancora su, allentiamo i grani della montatura, in modo da poter allineare il registro di messa a fuoco e diaframma ad ore 12 rispetto alla baionetta della Pen. Il brillantino della Frociocamera sui sta scollando…

BINGO! Adesso che é tutto allineato ci faccio un giro. La messa a fuoco é un poco piú ruvida. Bella forza, sta girando dove non c’é grasso! E poi.. pacco! la minima distanza di MAF é un metro! é anche scritto sul barilotto.
ora, io un 50mm sulla PEN lo uso per fare ritratti (é come un 100mm) e mi capita anche troppo spesso di volerli fare a persone che stanno a circa 50cm da me. Perfetto se hai un 50mm di una vecchia reflex, con adattatore: la minima distanza di MAF é 40-50 cm.

Una volta eliminata la vite a stella, la battuta di messa a fuoco non esiste piú… e girando la ghiera di oltre 400 gradi (piú di un giro completo) la minima distanza di messa a fuoco arriva a 50cm!! A presto dei seri test!!

———————— o ————————-

Ed ecco i seri test.
L’obiettivo dimostra una grande grinta. Va molto meglio di quanto mi ero immaginato.  Bisogna fare attenzione ai flare. Specialmente quando il sole é subito fuori dall’inquadratura. Mettere a fuoco in manuale é una passeggiata.

Purtroppo manca qualche decimo all’infinito,  spero di recuperarlo con un adattatore migliore. Per ora, peró, é sufficiente chiudere il diaframma ad f2.8

Quello che stupisce é la gradualitá e la “cremositá” dello sfocato, sempre molto ordinato e morbido. La messa a fuoco, portata ad una cinquantina di centimetri,  consente qualche interessante acrobazia nel fotografare gli oggetti.

Qualche test un poco piú scientifico, sul foglio di carta a quadretti, mi rivela una buona ottica, non eccezionale ma buona.  Sul bordo sono presenti aberrazioni cromatiche  nella norma, la vignettatura é sempre presente,  si riduce sensibilmente ad f4, le distorsioni geometriche, il classico barilotto, é abbastanza pronunciato, ma non piú di una normale ottica zoom. 

Quello che colpisce,  guardando le immagini del foglio a quadretti, é come focheggiando al centro i bordi siano progressivamente fuori fuoco, mentre  nelle foto normali sono ottimi e gradevoli… f1.8f2.8 f5.6f8

Questo é dovuto alla curvatura di campo, e non a difetti dell’obiettivo.

Allora, che cos’é questa lente? Il graal, l’ottica da ritratto perfetta?  Primo, quasi nessuna lente eccezionale é perfetta. Una lente eccezionale é una lente che, all’interno di un utilizzo specifico, brilla nel mucchio, si staglia dalle altre con un carattere preciso ed unico, un attrezzo che permette al fotografo di ottenere un certo tipo di risultato in maniera naturale e senza acrobazie. É la ragione per cui in uno stesso corredo possono stare piú ottiche della stessa lunghezza focale.
Facciamo una considerazione, lasciando il 45 Olympus da una parte per un poco. Per avere un luminoso medio tele da ritratto, fino a poco fa, dovevamo procurarci una ottica tra i 35 ed i 50mm fatta per il formato piano della pellicola ed adattarla.

EPL-1 con 50mm Computar, 50mm 1.8 Canon 39×1  (Leica a vite), ed il meraviglioso Konica 50mm 1.7.

Un buon 50, con il suo adattatore, veniva a pesare ed ingombrare quasi quanto la macchina, sbilanciando il tutto notevolmente, e compromettendo la tascabilitá dell’oggetto.
Se scelgo una lente fatta per macchine a telemetro ho un insieme bilanciato, compatto ed esteticamente gradevole.  La distanza minima di messa a fuoco, peró é limitata ad un metro. In una birreria, al tavolo del ristorante, ad una normale distanza di interazione “intima”, alla distanza abituale di un ritratto, per il mio modo di lavorare, non funziona, tocca fare equilibrismi patetici che allungano i tempi e fanno perdere il momento giusto. Senza contare il costo, molto piú elevato delle ottiche nel mercato dell’usato.
Ora Olympus é uscita con un 45mm f1.8, ad un prezzo allettante, e che sembra proprio avere una qualitá d’immagine straordinaria. Piccolo, autofocus, ben costruito e performante. Ciononostante un 50mm come questo Computar, modificato opportunamente (basterebbe in realtá che mettesse a fuoco tra i 50cm ed i 10m) sembre proprio una soluzione economica e appagante. Non nego che mi piacerebbe fare un confronto tra i due

A presto per una prova sul campo, per capire se si tratta di una “ottica eccezionale” oppure di una Toy Lens.

Canon c-mount 12.5-75mm f1.8

canon-1

Che dire..  é un bel vedere sulla frociocamera!!! Una lente interessante, che si presta a giochi e linguaggi nuovi, reperibile su eBay a prezzi ragionevoli (120-170 euro). La qualitá meccanica é sorprendente, la qualitá ottica é molto alta, al centro, nella parte del fotogramma che corrispondeva al formato ufficialmente coperto. Poi cominciano aberrazioni geometriche, cromatiche, e vignettatura, visibili sul 4/3.  Il risultato finale é interessante e divertente, se  ti piacciono le cose un po’ retró, soprattutto nel video.

Chi usa ottiche passo C sulle Pen e sul micro 4/3 deve prepararsi ad un poco di bricolage.  Sempre,  in tutti gli adattamenti passo C,  sarebbe necessaria una piccola modifica ai blocchi dell’elicoide per consentire di aggiustare la messa a fuoco ad infinito. Fortunatamente qui la cosa non é indispensabile, basta aggiustare il tiraggio sullo zoccolo passo C, aggiustando di qualche decimo il tiraggio dell’ottica. é una cosa che si puó fare a tentativi, bastano pochi minuti, poi si serrano le tre viti ed il gioco é fatto.

in vendita su eBay!

Un cartone animato per la Rollei35s

Da camerapedia, Rollei 35S

Ancora una volta, la fotografia e la sua rappresentazione, la sua valenza sociale.

Fotografare é dire IO, IO, IO, trasmettere agli altri la propria identitá attraverso i propri occhi, il proprio modo di guardare, ed interpretare, il mondo.

Ed il mezzo non é neutro. Agli oggetti attribuiamo valori, significati, ricordi, il mezzo fotografico, poi, ci condiziona con le sue limitazioni, la disposizione dei comandi, i suoi modi di agire, reagire, la sua interfaccia.

Ed allora ecco un Anime che parla proprio di questo, e la protagonista guarda il mondo attraverso una macchina estremamente particolare.

La ROLLEI 35, nella sua versione S.

E’ una compatta, compattissima, a pellicola 135, dotata di esposimetro, messa a fuoco manuale a stima, tempi e diaframmi completamente manuali. La macchina é meccanica, tutti i comandi sono disposti in maniera anticonvenzionale, ma, a modo suo, semplice e logica. La batteria alimenta un esposimetro accoppiato, al silicio.  Si carica la pellicola smontando fondello e dorso, come si vede nelle ultime 4 immagini.
La leva di carica é sul fondello, mentre davanti, sul frontale, troviamo la ghiera dei tempi ed il selettoore degli iso, ed al centro un Sonnar 40mm f 2.8, messa a fuoco a stima (ndo cojo,  cojo), ma soprattutto COLLASSABILE con un meccanismo semplice ma delicato.
Il mirino? Minimale. Particolare? In cosa é particolare? La macchina, essendo completamente manuale non ha limiti tecnici, a parte il 40mm fisso. Ma il suo utilizzo, sia quello rapido che quello “pensato” non puó prescindere dalla costruzione di un rapporto con il mezzo. Queste caratteristiche ne fanno uno strumento in grado di mettere in discussione un fotografo abituato alle solite reflex, alle solite telemetriche o alle solite compatte.

Terza immagine, commento del doppiatore (in alto, corpo piú piccolo)

“passa al digitale, cosí risparmi! ^.^”

😀 Questi sono quelli di Fansub Nostrano, (giuro, quando l’ho letto ho riso come un deficente) che non ringrazieró mai abbastanza, scelgono anime di qualitá, e li sottotitolano quasi in “tempo reale”, traducendo bene.  Riporto anche l’ottima presentazione che fanno dell’anime.

Fuu è una ragazza che vive insieme alla madre e alla sorella.
Ha una grande passione per la fotografia che le è stata trasmessa sin da piccola dal defunto padre. Sarà proprio la macchina fotografica a farle riscoprire la gioia di vedere le cose che la circondano in modo diverso, grazie anche all’amica d’infanzia che la sostiene. Inizialmente, le foto per lei erano causa di tristezza, perché le ricordavano i momenti felici passati e la mancanza del suo genitore. Ma poi, si renderà conto che proprio attraverso
le foto, le sensazioni provate da suo padre mentre fotografava, riescono ancora a raggiungerla nonostante il tempo passato.

Tratto da jgoku

Tamayura : Hitotose
Protagonista della serie è Fu Sawatari, studentessa del primo anno delle superiori, che ama la fotografia e che costudisce gelosamente la cosa a cui è più legata: la sua macchina fotografica a pellicola modello Rollei 35S. Dopo cinque anni di lunga assenza, Fu si ritrova di nuovo nella città di Takehara ,poco distante da Hiroshima,dove è nato il suo defunto padre e dove dovrà condurre una nuova vita. Là, la ragazza avrà la possibilità di stabilire dei legami (Kaoru Hanawa, Maon Sakurada e Norie Okazaki) che la porteranno ad aprire il suo cuore verso nuove esperienze.

Sito Ufficiale: http://www.tamayura.info/
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=LTwQlgeeqPU
Produttore: Hal Film Maker
Genere: Commedia, Vita quotidiana
Data di uscita: 3 Ottobre
Episodi: 12

Sulle Rollei 35 c’é un bell’articolo online di Danilo Cecchi, non mi sembra il caso di parlare a vanvera quando posso lasciar parlare chi ne sa piu di me.

Forse é il caso di aggiungere solo una piccola raccomandazione a chi voglia perdersi su ebay o a mercatini a cercare la sua Rollei35: Occhio alle batterie! Le macchine piú vecchie dipendono dalle solite introvabili batterie al mercurio ad1.35V. Quelle con le celle al selenio potrebbero non avere piú un esposimetro funzionante. Io cercherei le 35S-SE o T-TE, come macchine piú usabili e moderne, le made in germany sono un poco piú affidabili.

Lomografia, no grazie.

fake m6

Perchè desideri così tanto una Lomo, una Holga o una cosa del genere? Perchè non ti metti, invece, a rovistare nella soffitta?

 

 

 

I prodotti Lomo esistono solo per ragioni legate a marketing, moda, ed onda lunga del frikketton-alternativo.  La mia è una difesa della dignità. La dignità di un oggetto autentico, vecchio e lowfi, contro un lowfi prodotto, commercializzato e venduto oggi.
Il riutilizzo contro il consumismo.
I comportamenti radicali ed assoluti non risolvono nulla, se non a farti catalogare come radicale ed assoluto.  Verissimo.  L’esercizio e la diffusione  della ragion critica, attraverso piccole pratiche comuni, invece, potrebbe aiutare a cambiare la piccola parte di mondo che ci appartiene.
In questo caso, le domande che cercano risposta sono:
Cos’ è che mi stanno vendendo?
Cosa mi affascina di esso? Perchè?
Come lo userei?
Lo possiedo già?!
Esiste qualcosa che ho già che potrebbe fare la stessa funzione? Con quali differenze?
A cosa lo posso equiparare?
Vale il suo prezzo?

In tutto questo compare la necessità di attribuire al prodotto anche un valore etico.
Da ricordare che l’anima del prodotto industriale, nel post-capitalismo in cui ci troviamo, è quella di offrire al consumatore una soluzione a problemi che prima non aveva.
La pubblicità, ed il marketing servono quindi a costruire un problema, e ad offrirne la soluzione con l’altra mano. Il consumatore vive l’angoscia del processo e la costruzione del dramma, e poi immediatamente il sollievo dello stesso, incarnato dalla soluzione-prodotto. Questo cortocircuito si alimenta da sè, ed impedisce al consumatore di riflettere, sulla reale natura, autenticità, portata, personale partecipazione al problema, sul fatto che quel prodotto ne sia effettivamente la soluzione, sul fatto che sia la soluzione migliore ed unica, e sulle conseguenze di questa soluzione (costi personali, etica, comportamenti, costi ecologici, costi sociali).

Niente fa difetto da questo schema. Nemmeno la Lomo. In questo caso la cosa è subdola, perchè legata a fattori emozionali e di relazione sociale, la Lomo è un accessorio di MODA e ne segue le logiche. Quindi il problema viene posto in maniera indiretta, attraverso una campagna di stile di vita, attraverso la costruzione e proposizione di un modello e di un estetica a cui viene data una “condivisa valenza artistica”
La domanda è quella che non serve nemmeno porre, se non in maniera indiretta, La Domanda, sulla autodefinizione, l’appartenenza, il segno di riconoscimento. Sono un artista un pò emo ed anticonformista, me ne frego delle regole, sono diverso e sono speciale. Ho una lomo. La risposta è l’oggetto in sé.

Io provo molto più gusto a ricaricare e modificare delle usa-e-getta.

 

 

 

Vecchie Glorie: Rolleimatic.

rolleimatic

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Rollei é nota per avere, ad un certo punto della sua storia, eliminato fisicamente gli uomini del marketing, gli utenti che davano feedback, e tutti quelli dotati di senso pratico o sano realismo.
Da questa epurazione, e dallo strapotere di ingegneri e designer “duri e puri” nasce una serie di fotocamere, in purissimo stile R Col Ricciolo, che ha fatto passare Rollei alla storia del design e della fotografia (se non altro per i pianti isterici degli utenti e le risate di scherno di cui erano bersagliati). Passare alla storia nel senso che é riuscita a fallire due o tre volte.

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Cosí, a metá degli anni ottanta, rincorrendo a perdifiato l’agognato fallimento del marchio, gli ingegneri sfornarono questo pezzo unico ed inestimabile. Una fotocamera compatta, dotata di automatismo completo e prioritá di diaframmi, che una volta chiusa naconde e dissimula ogni tipo di controllo e parte meccanica. Eccezion fatta per i due grossi bottoni arancio squillante.
Da chiusa é un piccolo mattone, in metallo e plastiche pregiate, nero ed arancio, spigoloso ed elegantissimo.

rolleimatic

La godronatura che costituisce una specie di “marchio di fabbrica” Rollei fino a tutti gli anni 90 rende la presa sicura e molto piú ergonomica di quello che sembra.
La trasformazione avviene slittando lo sportellino anteriore ( e fin qui nulla di nuovo, si pensi alla XA Olympus di Maitani) e PREMENDOLO lateralmente…
Questo movimento fa sgusciare fuori un pregevolissimo Rolleinar 38 mm f/2,8 (4 elements, 3 groups), quindi un Tessar,  dotato di trattamento antiriflesso HFT a messa a fuoco manuale.
A simboli nella parte superiore, scala metrica guardando la macchina da sotto. Ovviamente messa a fuoco a spannoni.  Ma ricordiamo che siamo nel 1980 e che si trattava della normalitá per una compatta, anche di classe!

rolleimatic door

Ora, ad un esame attento, la macchina risulta PRIVA di LEVA DI CARICA, in un periodo storico dove il trascinamento elettrico della pellicola era quasi fantascenza.
Lo stesso sportellino che scopre ed estrae il prezioso Rolleinar funge da leva di carica, posizionando il fotogramma successivo ed armando l’otturatore centrale elettromeccanico.
La chiusura dello sportellino con il dito indice della mano destra appoggiato sul rettangolino arancio, invece, fa rientrare l’ottica e richiude la macchina nella sua monolitica forma pura. A fianco dello sportellino, il controllo dell’autoscatto a 10 secondi(con led rosso)

rolleimatic rear

Dietro vediamo il tipico mirino albada, con cornicetta nera, la finestrella di controllo per vedere che rullino c’é  su, ed i due slider che permettono di impostare gli iso e di controllare il diaframma di lavoro con il flash. La slitta portaflash é incassata nella parte superiore, a filo con la copertura. Ospita benissimo i flashettini Rollei Beta, a contatto caldo non ttl.
Sotto troviamo nuovamente una curiositá, il contascatti nascosto ed integrato nell’attacco standard 1/4″ per il treppiede… ed il tastino di sgancio per il riavvolgimento del rullino, nel caratteristico colore arancione!
Tutto, in questa opera dell’ingegno umano, parla di qualitá, di progetto, di materiali, di design e di ricerca estetica. Ogni cosa si muove con click sicuri, con suoni e movimenti fluidi ed asciutti. Eccezion fatta per la maniglietta di avvolgimento. E’ necessario, indispensabile continuare a ricordare la data di introduzione sul mercato.

from wikimedia

Nonostante la complessitá meccanica, l’unica cosa delicata di questo modello risultó essere la parte elettronica. Oltre al fatto che, per l’utente comune, risultava troppo diversa dagli standard per capire come adoperarla. O anche solo come chiuderla dopo averla aperta.
Il tutto a fronte di un esborso che era fantascentifico quanto la macchina.
Il risultato é che in giro ne restano pochissime, ed é un oggetto ambito dai collezionisti Rollei, dai collezionisti di compatte e dai collezionisti di oggetti di design.

Rolleimatic
Camera Type 35mm EE compact camera with lens-shutter
Film Format 24x36mm
Lens Rolleinar 38 mm f/2,8  Tessar-type (4 elements, 3 groups)
Filter thread N/A
Focusing Range 0,90 m to infinity
Shutter Speeds 4 ~ 1/500 sec
Exposure meter Single Silicium cell located above front lens element, programs aperture/speed selection
EV Range EV 1 (f/2,8 @ 4 sec.) to EV 17 (f/16 @ 1/500 sec.) with ISO 100 film
Film Speed Range ISO 25 (DIN 15) to ISO 400 (DIN 27)
Viewfinder Information Bright frame line, Parallax correction mark, Overexposure and underexposure warning signals
Focusing System Zone focus marks
Flash Synchronization Built-in “X” synchronization @ 1/30 sec., “X” contacts in Hot Shoe
Film Loading Easy loading system
Film Advance Single-stroke, Built-in double exposure prevention
Self Timer 16 sec. delay
Battery One 6 volts silver oxyde PX 28
Dimensions 114 x 60 x 33,5 mm
weight 315 g

links e fonti.
su Camerapedia
su 35mm-compact.com
sul sito di Mike Elek