camera stabilizer

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Lo stabilizzatore è un necessorio. Un accessorio necessario quando intendi utilizzare una fotocamera per produrre video. Tutte le videocamere professionali, o quasi, hanno più o meno la stessa forma, una forma dettata da alcune necessità ergonomiche più o meno universali. Concentriamoci su un paio di dettagli comuni a tutti i design. Il più evidente è una maniglia superiore, spesso la base d’attacco per il microfono, a volte ospita addirittura una serie di comandi, corrispondenti ai controlli principali della camera. Meno evidente, meno comune e spesso demandato ad accessori esterni removibili, è un appoggio alla spalla.

Entrambe le cose sono funzionali alla stabilizzazione della ripresa, ed alla comodità dell’operatore. La maniglia permette di effettuare le riprese dal basso, bilanciando la camera in maniera ottimale. Con una presa leggera, il peso della macchina stessa contribuisce alla stabilizzazione dell’immagine anche quando l’operatore si muove, cammina, o fa delle panoramiche.

L’appoggio alla spalla è di solito parte degli accessori di terze parti, è utilissimo per tenere la macchina ferma, a lungo senza affaticarsi. In questi tempi di miniaturizzazione è di solito parte del “rig”, l’insieme di pezzi, componibili come il lego, che servono a dare alla camera la configurazione ergonomica, statica, e funzionale più adatta alla ripresa da fare. Un buon rig è riconfigurabile in pochi minuti, e consente di integrare di volta in volta gli accessori che servono, e bilanciarne i pesi in modo razionale.

Ho pescato su ebay questo piccolo accessorio, venduto come maniglia multifunzione per gopro. Intendo utilizzarlo come micro-rig da viaggio per le mie Panasonic micro 4/3. E’ interamente in alluminio anodizzato, le viti delle manopole in acciaio.
http://www.ebay.it/itm/191521208278?ssPageName=STRK:MEWNX:IT&_trksid=p3984.m1439.l2649

Nella confezione:

  1. lo stabilizzatore
  2. vite a galletto per fotocamera, 1/4″ standard
  3. vite a brugola 1/4″ con relativa chiave
  4. attacco standard gopro, in alluminio, con  vite e bullone
  5. 4 piccoli o-ring dalla funzione imprecisata
  6. panno in microfibra.

Il manico, nel suo insieme  è leggero, pesa 145 grammi in condizioni di utilzzo. E’ di dimensioni contenute, 12cm x 4 x 3 da chiuso, diventa lungo 40cm tutto esteso. Gli snodi si muovono a scatti di 45gradi, una volta bloccati sono molto solidi, e completamente privi di gioco.

L’idea è eccellente, ma vi sono alcune importanti pecche di design e di realizzazione che ne limitano l’usabilità.

  • Il sistema a denti di ritenzione degli snodi, ad esempio, è a scatti di 45gradi, e la cosa limita di parecchio la messa a punto delle configurazioni possibili.
  • Le manopole non hanno un fine corsa, ed è facile svitarle troppo
  • Gli spessori degli snodi sono diversi, ma le tre viti rosse hanno la stessa lunghezza. Risultato, è facile che per regolare lo snodo più spesso (quello del terminale con la maniglia) salti via la molla e tutto, e si debba rincorrere i pezzi in giro per la stanza.
  • La maniglia dovrebbe avere un po’ di fori filettati da 1/4″ per accogliere piccoli accessori.
  • La finitura nera lucida è delicata, è arrivata già graffiata
  • I bordi interni, come le rigature di alleggerimento,  sono taglienti
  • la base di aggancio alla foto-videocamera è liscia e scivolosa, priva di sugheri o gommature, e causa rotazioni non desiderate.

Qui ho provato tre configurazioni base, maniglia superiore laterale,

maniglia superiore frontale,

appoggio da spalla.

Aspettando di fare un paio di modtfiche, tra cui un gommino sulla base a contatto con la fotocamera, non l’ho ancora adoperato. Il prezzo, 25euro spedito, non è molto. E’ indubbiamente realizzato male, ma non disfunzionale, se siano 25 euro buttati oppure no, è una domanda difficile al momento. In linea di massima direi comunque che li vale, ma ne varrà di più con la gomma antiscivolo e con 3 o 4 fori filettati sul manico!

Smartphone tripod attachments

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Selfmade?  Well.  Whatever in the market is filmsy, or stupidly expensive, or dedicated to a specific model of iPhone,   ecc. So, i made  mine, out of  a cheap phone hardcase and a 1/4″ tripod to  flash adapter.

You need:

  1. A cheap hardcase for your phone  model. It must be plastic,  no fancy  gummy material. I had one with faux leather cover, that was just a bit more difficult to hack.
  2. An 1/4″ adapter. Male or female,  or a flash rail socket.  Mine was an adapter to put a flash over a small tripod ballhead,  and needed hacking.
  3. Double component glue, sugru,  or similar flexible, strong glue compound.
  4. Eventually,  a cutter.

 

 

 

 

 

 

cut out unwanted parts of the adapter, till you get a flat surface to allow better glueing

 

front and rear of the hardcase

Decide where to put your tripod screwbase

Glue to the rock solid surface! In my case I had to remove the leatherette.

Binding permanently with twin components glue…
And, what is my use?!?

 

Cons:

  • You would need to choose point of anchorage, depending how you want to screw your phone, where, what you will do with it. For an universal fit I’d say three is the minimum of bolts you have to glue on.
  • you add bulky to the phone, if you want to keep it in the shell, you will add bulk to your bag, if not.

Pros:

  • Damm cheap
  • perfectly fit at least one of your applications
  • it is SOLID
  • made to measure for your phone.

links: An idea, you can use one of these:

ebay link

you can use one or two female screws, or even the male one (cut it shorter)

 

 

 

hack gigapan epic 100, step 2, taking apart.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sooo…

Today is taking apart day.

I opened the head. Removed the battery tray, unscrewed the 4 big screws (car tool size  screwdriver needed) and the 4 metallic ones keeping the board. Here it is what is behind. Exactely what I thought could be.

One single motherboard. Taking 7.2V to 9V current and controlling the two motors involved. Here it is the heart, under the LCD there is an ATMEGA processor.

Inside the head is like I supposed to be. Straight, direct, genuine. It is a very low ingeneering process, for the ensamble of the head itself, thought for low number production, easy to repair, to modify and mantain. And VERY, VERY CLEAN!!! It fullfilled my expectation of an U.S.A.  style project and product, with some of its minuses, but ALL of its advantages.

I say getting the space to SOLDER anything on the large, clean and spaced micro switches will be more than easy. It could be done even finding space for a radio reciver INSIDE!

Soldering the wires for RC battery (EPIC original style) will be easy and non-destructive. The battery holder itself can be removed and space clean out.

Some of these holes is for sure a port where to put wires for ATMEGA reprogramming… 😉 Maybe a serial interface, or even a USB??  But that is beyond my comprehension.

Again, whoever projected the technical part of this head, did it with intelligence, made a clean and clear job, that deserves respect. Now, following my “I Void Warranties” motto, I’ll try to get this baby functional to my needs!

 

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Birrorama.

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Hehehehe. Accompagnava scampi e patate fritte. Palacinka e un amaro molto amaro, il cui nome è svanito dalla mia mente con i fumi dell’alcool. Il tutto a meno di 15 euri. Poi ieri sera nella parte vecchia di Rovinji Ho adocchiato un rristorantino interessante.

HACK.//trigger

Mapperchè, dico io, questi produttori dal braccino corto non ci mettono mai una presa per lo scatto remoto? Ci vogliono male? vogliono farci dispetto? in english si chiama external trigger o remote trigger. Da non confondersi con il tethering, controllo completo della macchina via usb.

Sony NEX 5n, credo applicabile anche alla Sony Nex5.

http://photoshipone.com/news/files/475bd9e299dca9b522b674cc59facd5a-9.html

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Panasonic GF2 hack sempre piu vicino.

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Il nostro caro Vitaliy Kiselev dice che non promette e non stima date precise, ma che l’hack della piccola Panasonic sará sostanzialmente simile a quello della GH2. Ovviamente tutti i limiti hardware non possono essere superati,  quindi non aspettatevi cose impossibili.

Panasonic 3D lens, su EPL-1.

 

Benone..
Benvenuti, anzi bentornati nell’hype del 3D!
Anche Panasonic ci ha messo lo zampino, riportando in auge un tipo di obiettivo che ha una storia piuttosto lunga…

Per chi abbia voglia di ammirare ed analizzare lo STEMAR (Stereo Elmar), il posto giusto, dopo la vetrinetta di un collezionista, é il sito di MIR, vero luogo di bagordi, per noi appassionati e collezionisti.

Come vediamo su Pacific Rim Camera lo Stereo Nikkor, quasi identico, poi c’é uno Zeiss, un FED russo, ecc. ecc.  Ogni 20-25 anni il mercato viene inondato di 3D, la cosa dura 10 anni  e poi va tutto nel dimenticatoio. Come?Perché? io ho le mie teorie, ma in sostanza non é mai stato sviluppato un vero linguaggio, e non tutti possono vedere una immagine stereo, o comunque non attraverso gli stessi mezzi e nello stesso modo. In sostanza, ragioni tecniche e pratiche, ma anche ragioni ben piú profonde ed importanti, che mettono in questione il reale valore aggiunto della cosa.

Da parte mia trovo che il 3D, in fotografia come in video, abbia la capacitá in alcuni casi di aggiungere magia, di dire davvero qualcosa in piú. Ma é raro, ed é rarissimo nelle grandi produzioni.

12.5 che cosa vuol dire? Che é un grandangolare, quasi un 24?
Sbagliato.
Una ottica di questo tipo é composta da DUE obiettivi, e scatta DUE immagini sullo stesso sensore, utilizzandone, come vediamo, una piccola parte.
Il risultato é che il piccoletto produrrá delle immagini stereoscopiche  da circa tre megapixel. Diciamo che non ci sono problemi nella cosa… é quanto basta per stampare un A5 o anche un A4 senza troppi problemi.
In stereofotografia, infatti, la definizione dell’immagine non é un fattore cosí importante.
12,5mm f12… fuoco e diaframma fisso.
Si puó montare su qualsiasi macchina micro 4/3, ma funziona solo sulle Panasonic… E non su tutte: G2, G3, GH2, GF2, GF3, GX1 le macchine compatibili. GH1, GF1, G1 e G10, ma anche AF101, e tutte le Olympus sono escluse.

La prima volta che ce l’ho in mano, é in un bel negozietto di Venezia. Rarissimo vedere un negozio di fotografia stracolmo di micro 4/3 e mirrorless!! Il paradiso. DOVEVO entrare! Marco, il proprietario, é una persona simpaticissima,  di una gentilezza d’altri tempi, ed ha due doti cha vanno sempre in coppia, é estremamente preparato ed estremamente curioso. Cosí, proviamo a metterlo sulla mia EPL-1  e vediamo che succere.
Si accende, la macchina ci mette un sacco e poi dá schermo nero.  Errore. Fine dei giochi.  “ma no, non é possibile! si dovrá pur vedere qualcosa, ehi, hai abilitato l’opzione di scattare senza obiettivo?” “Sicuro, é la prima cosa che ho fatto quando l’ho comprata!” “Saranno mica i contatti elettrici? Proviamo a coprirli” e tira fuori il nastro adesivo…
😀
Oh, beh! ha cominciato lui! Io ho solo estratto il coltellino svizzero, sagomato il nastro-carta e… CLICK!
La macchina scatta!
Camera Hackers alla riscossa! In effetti i contatti servono alla macchina, per recuperare, dal firmware dell’obiettivo le nozioni necessarie ad usare l’obiettivo stesso, a processare le immagini, anche solo a come farle vedere sul monitor. Non dimentichiamo che le ottiche micro son fatte di vetro, plastiche, metalli, ma anche DI  SOFTWARE, in egual misura. Le lenti correggono quello che si puó correggere solo con l’ottica, il coma, le aberrazioni cromatiche e lasciano perdere il resto. Il software corregge il resto, la geometria, la vignettatura. governa  la messa a fuoco automatica, ed anche quella manuale, e la gestione del diaframma.
3D lens. Diaframma fisso, f12. Fuoco fisso. Escluso il chip, diventa un’ottica-e-basta, e non puó incasinare una macchina non compatibile.
Cosí, faccio due foto dentro il negozio e continuiamo la chiacchierata. Purtroppo passa un mese, tra lavoro, eventi e cataclismi.
Ed io mi metto a lavorare a questo trafiletto solo adesso.

Poi, immagino, che le foto scattate siano direttamente visibili con qualche bel software Panasonic, che ci sia giá un sistema per tagliare e mettere a registro il video, eccetera eccetera. E questo sulla Pen, scordarselo.
Le foto sono state ritagliate con Photoshop, in immagine destra e immagine sinistra. Tenendo l’immagine tutta intera, vignettatura inclusa.

Le suddette immagini, poi, sono state caricate in Stereo Photo Maker, un ottimo programma, gratuito, per l’allineamento delle stereocoppie.

Appena fatto partire in automatico ha fatto straordinariamente bene il suo lavoro.
Anaglifo a colori, rosso-ciano (rosso a sinistra).
Pronti con gli occhialini?!?!!?!?
😀 😀

 

Ringrazio Marco Missiaja per la simpatica chiacchierata e la pazienza, oltre  che per aver reso possibile questo post!

 

PUNKAMERA!!!

Pffffffffffffffffffffffffff

VRSCHHHHhhheeeebellohhhhhhhhwuihhhhhhpotetessssshhhhhhhvhhhehhhhrhhheheheh

Il Gatto Morto, the Dead Cat, é un pezzo di attrezzatura indispensabile per chiunque faccia del video. La falsa pelliccia si intreccia con un tesuto di cotone a maglie larghe, protegge il microfono dai colpi di vento, che disturbano enormemente la traccia audio. attenua alcuni suoni, e cambia alcune forme d’onda, ma questo é niente in confronto a quello che riesce a salvare.
Parliamoci chiaro, i microfoni interni delle fotocamere fanno schifo. Purtroppo sono tutto quello che si puó pensare di avere, in moltissimi casi (Olympus fa un carissimo ed introvabile kit, microfoninistereo e presa esterna preamplificata, si chiama SEMA-1) E per alcuni versi puó anche bastare. Questa piccola modifica, peró,  dá dei risultati cosí soddisfacenti che é un peccato non farla.

In sostanza bisogna procurarsi uno scampolo di finta plliccia, del biadesivo forte e di buona qualitá, degli strumenti da taglio, tra cui una fustellatrice, o un attrezzo per fare dei buchi tondi.

La pelliccia piú é lunga meglio é.  Si taglia un rettangolino di biadesivo  in grado di coprire il buchetto del microfono con una certa estensione. Importante é capire dove il buchetto si trova, e come fare a non coprire organi vitali della macchina!!! La fustella, o l’attrezzo per fare buchi (o anche un bisturi utilizzato con destrezza) servirá per ritagliare un buco abbastanza grande da lasciare scoperti TUTTI o quasi i buchetti del microfono. Il biuadesivo tapperebbe completamente il microfono stesso, mentre la pelliccia sintetica no!

Di solito i produttori fanno a gara per metterlo nei posti piú strategici per

  • catturare tutto il rumore che le mani fanno sul corpo della macchina,
  • prendere “meglio” il vento
  • prendere tutto il rumore dei motori di messa a fuoco

Detto questo, ritagliate anche la pelliccia… attenti ai peli, dovete tagliarla “pettinandola” prima.  Togliete a mano i residui. Per le imensioni, deve essere leggermente piú grande del biadesivo, a occhio qualche mm.

Posizionate il biadesivo sulla macchina, in modo da NON otturare i fori. Con le forbici sagomate dove é necessario, in modo che non ci siano pezzi di nastro “volanti”o non aderenti, e che tutte le funzioni della macchina siano preservate.

A questo punto ricontrollate che il gatto non perda il pelo, incollatelo sopra  premendo bene!!! E ricordate…

PUNK IS (NOT) DEAD!

Micro 4/3 ed ottiche passo C.

1 – le basi


(da utente flickr Systemlayers, Xenon 25mm 0.95 su GF1)

Molte sono le ottiche a passo C che si possono mettere sul micro 4/3.
Alcune danno splendidi risultati, alcune danno risultati estremamente interessanti ed intriganti. Molte di piú sono perfettamente inutili.

Queste ottiche sono in genere dedicate alle vecchie cineprese 16mm, Super-16 e qualche Super-8. Ma lo standard 1″ C-mount é stato utilizzato anche in seguito, telecamere professionali per la TV, apparecchiature da videosorveglianza, fino ad arrivare alle “machine vision”, videocamere ad altissima definizione utilizzate dai robot industriali. Gli occhi delle macchine che producono altre macchine. Diciamo, insomma, che é una filettatura molto, molto comune.
Sono invitanti, hanno”numeri” molo piccoli, sembrano, cioé, tutti grandangoli luminosissimi.
Il punto é: “La Tal Ottica, funzionerá sulla mia Pen?”

Su eBay si trovano adattatori che permettono di fare il Frankenstin, ma se vediamo la tabella dei tiraggi (distanza tra sensore e flangia della baionetta) vediamo che il C-mount é piú corto di quasi 2.5mm del micro 4/3! Ebbene sí, gli adattatori rientrano, seguendo la sagoma della baionetta Olympus/Panasonic, e le ottiche passo C vi entrano correttamente  solo se non hanno il… “culo grosso!”
Sennó restano sempre un tantino in fuori, e perdono la messa a fuoco all’infinito.
Altre vengono da macchine particolari, con tiraggi leggermente diversi.  Altre non hanno proprio la copertura, e disegnano la loro immagine in un misero circoletto al centro del sensore.  Quasi tutte non si avvitano mai in modo da presentare l’indentazione di messa a fuoco e diaframma ad ore dodici, come tutti gli obiettivi che si rispettino.

Se non conosciamo la “storia” dell’ottica difficilmente possiamo valutare se ha le caratteristiche necessarie per essere montata con successo. Ed anche cosí, non c’é una risposta definitiva. Bisogna provare.

Ma se:

  1. la qualitá ottica é buona o comunque interessante
  2. la vignettatura é ridotta, o accettabile o piacevole

Allora ci si ingegna a modificare, regolare e calibrare  ottica e adattatore .
Vorrei ricordare, sul punto2, che se l’obiettivo in questione fa i quattro angoli neri, o degli strani colori slavati e vignetta… che quando andiamo in modalitá video ritagliamo solo la parte CENTRALE del sensore, e che una ottica brutta fotograficamente puó essere una cosa eccezionale in video!

Un preziosissimo link spiega piuttosto bene la faccenda del cerchio di copertura, e da una buona base dati per partire alla ricerca di ottiche cine-video. https://spreadsheets.google.com/pub?key=p9kkgjwEQQQ-HJwvNDobeEw

Ci si compra un adattatore economico su ebay, dalla cina, e si sperimenta.
Quale adattatore? ce ne sono di piú generici, come questo ottimo fotodiox, o analoghi, piú scadenti di fabbricazione cinese

Oppure di molto piú tecnici, come i Kipon ed i Metabones, che sfruttano ogni decimo di millimetro della baionetta per far entrare anche i “culi grossi”.

Oppure si fa sperimentare gli altri… come il sottoscritto. Ma c’é un prezzo da pagare, ed é monetario.
Credo che il primo che ha messo le mani su un vecchio Schneider 25mm f0,95 sia il colpevole. E’ lui che ha fatto il primo danno. Gli é arrivata la EP-1, fresca di fabbirca, esemplare di preserie, mi immagino con la posta del mattino. Esce dalla doccia ancora insaponato, si butta su l’accappatoio e  va ad aprire. Apre il pacco con foga, la tira fuori;, la accarezza, monta e smonta l’obiettivo (ovviamente il 17), e mette sotto carica la batteria.  Finisce di lavarsi, e senza nemmeno vestirsi si prepara la colazione.  Si lava bene le mani, caccia su la batteria, la scheda. Poi sicuramente ha aperto una vetrinetta grande come un armadio quattro stagioni ed ha cominciato a mettersi  davanti al sensore tutti i pezzi di vetro che aveva. Quando ci ha messo QUELLO,  ha tirato un urlo tale che i vicini hanno chiamato la polizia, che lo ha trovato nudo, in giardino, con strani oggetti in mano che gridava felice fotografando i fiori. Appena rilasciato, peró, questo tizio commette il vero reato, quello per il quale noi tutti lo vorremmo prendere a manfrottate sulle gengive. Ha aperto internet, flickr, blog, forum, e lo ha detto al mondo.

In una settimana, un pezzo di vetro che valeva, usato, quanto l’angioletto di ceramica che vi ha regalato la Zia Maria e che sta sul mobiletto del salotto, é schizzato a quotazioni proebitive. Intendo da SCAPPATI DI TESTA. intendo MIGLIARA di EURI. Insomma, se se lo fosse tenuto per sé…. ora io forse ne avrei uno.

Computar (Pentax) 50mm f1.8 su micro 4/3

Computar, cioé Pentax, probabilmente una lente da CCTV. Trovata a poco  che galleggiava nelle acque della eBaya.

Si presenta come un piccolo piccolo obiettivo fatto bene, tutto in metallo e vetro. Denso, pesante. Ghiera diaframmi OVVIAMENTE senza click, molto fluida. Messa a fuoco densa e pastosa.

Appena messo  su ho fatto un salto. Niente angoli neri, vignettatura leggera, ottimi contrasti, colori fantastici, ottima definizione  e uno sfocato che sembra seta!
Pacco, non mete a fuoco oltre il metro. Guardo bene, é un “Culo Grasso” ed il mio adattatore cinese economico é davvero troppo stretto. Calibro in mano faccio due conti, e no.
Nemmeno un Metabones da 50 eurazzi potrebbe contenerlo. Che fare? Le soluzioni non sono molte. Comperare un adattatore piú tecnico, smontare e far rifilare (ritornire) lo zoccolo cromato che porta la montatura, oppure operare sull’elicoide di messa a fuoco. Si tratta del meccanismo a vite che porta avanti ed indietro tutto il gruppo ottico per focheggiare. Questo ha sempre la possibilitá di essere registrato, le ottiche vengono registrate in fabbrica sulla base del tiraggio nominale, ma di solito c’é sempre un minimo di  spazio per aggiustamenti anche consistenti.

La fortuna é che tutte queste ottiche sono piccole, e quindi semplici! si assomigliano quasi tutte.
Con cautela scopro la ghiera della messa a fuoco, stando attento a non rompere la gomma godronata.Tre viti a grano. Bingo. basta allentarle, non rimuoverle.

Bisogna allentare anche la vite a stella… Che cos’é? ma é il blocco della messa a fuoco! é la “battuta”, il fondo scala.

Smontata! vedete ottica, tappo posteriore, ghiera di messa a fuoco e relativa gommina.Guardate bene la parte cromata che contiene il gruppo lenti. Si vedono le traccie di dove i tre grani vengono fissati, rendendo la ghiera di MAF solidale al gruppo ottico sull’elicoide. Bene, montiamo il tutto sulla macchina cosí com’é.

Adesso proviamo. Miriamo ad infinito, zoom del liveview al massimo, diaframma spalancato,  e giriamo a mano il gruppo sul suo elicoide, fino a che non va a fuoco. Meglio se su cavalletto. Sembra andare a fuoco a infinito, quasi perfettamente, a fine corsa. Dove l’elicoide é un pelo piú ruvido, senza grasso.

Rimontiamo la ghiera, allinata sulla scala delle distanze ad infinito, e serriamo i grani. Ora un ultimo tocco… Con l’obiettivo ancora su, allentiamo i grani della montatura, in modo da poter allineare il registro di messa a fuoco e diaframma ad ore 12 rispetto alla baionetta della Pen. Il brillantino della Frociocamera sui sta scollando…

BINGO! Adesso che é tutto allineato ci faccio un giro. La messa a fuoco é un poco piú ruvida. Bella forza, sta girando dove non c’é grasso! E poi.. pacco! la minima distanza di MAF é un metro! é anche scritto sul barilotto.
ora, io un 50mm sulla PEN lo uso per fare ritratti (é come un 100mm) e mi capita anche troppo spesso di volerli fare a persone che stanno a circa 50cm da me. Perfetto se hai un 50mm di una vecchia reflex, con adattatore: la minima distanza di MAF é 40-50 cm.

Una volta eliminata la vite a stella, la battuta di messa a fuoco non esiste piú… e girando la ghiera di oltre 400 gradi (piú di un giro completo) la minima distanza di messa a fuoco arriva a 50cm!! A presto dei seri test!!

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Ed ecco i seri test.
L’obiettivo dimostra una grande grinta. Va molto meglio di quanto mi ero immaginato.  Bisogna fare attenzione ai flare. Specialmente quando il sole é subito fuori dall’inquadratura. Mettere a fuoco in manuale é una passeggiata.

Purtroppo manca qualche decimo all’infinito,  spero di recuperarlo con un adattatore migliore. Per ora, peró, é sufficiente chiudere il diaframma ad f2.8

Quello che stupisce é la gradualitá e la “cremositá” dello sfocato, sempre molto ordinato e morbido. La messa a fuoco, portata ad una cinquantina di centimetri,  consente qualche interessante acrobazia nel fotografare gli oggetti.

Qualche test un poco piú scientifico, sul foglio di carta a quadretti, mi rivela una buona ottica, non eccezionale ma buona.  Sul bordo sono presenti aberrazioni cromatiche  nella norma, la vignettatura é sempre presente,  si riduce sensibilmente ad f4, le distorsioni geometriche, il classico barilotto, é abbastanza pronunciato, ma non piú di una normale ottica zoom. 

Quello che colpisce,  guardando le immagini del foglio a quadretti, é come focheggiando al centro i bordi siano progressivamente fuori fuoco, mentre  nelle foto normali sono ottimi e gradevoli… f1.8f2.8 f5.6f8

Questo é dovuto alla curvatura di campo, e non a difetti dell’obiettivo.

Allora, che cos’é questa lente? Il graal, l’ottica da ritratto perfetta?  Primo, quasi nessuna lente eccezionale é perfetta. Una lente eccezionale é una lente che, all’interno di un utilizzo specifico, brilla nel mucchio, si staglia dalle altre con un carattere preciso ed unico, un attrezzo che permette al fotografo di ottenere un certo tipo di risultato in maniera naturale e senza acrobazie. É la ragione per cui in uno stesso corredo possono stare piú ottiche della stessa lunghezza focale.
Facciamo una considerazione, lasciando il 45 Olympus da una parte per un poco. Per avere un luminoso medio tele da ritratto, fino a poco fa, dovevamo procurarci una ottica tra i 35 ed i 50mm fatta per il formato piano della pellicola ed adattarla.

EPL-1 con 50mm Computar, 50mm 1.8 Canon 39×1  (Leica a vite), ed il meraviglioso Konica 50mm 1.7.

Un buon 50, con il suo adattatore, veniva a pesare ed ingombrare quasi quanto la macchina, sbilanciando il tutto notevolmente, e compromettendo la tascabilitá dell’oggetto.
Se scelgo una lente fatta per macchine a telemetro ho un insieme bilanciato, compatto ed esteticamente gradevole.  La distanza minima di messa a fuoco, peró é limitata ad un metro. In una birreria, al tavolo del ristorante, ad una normale distanza di interazione “intima”, alla distanza abituale di un ritratto, per il mio modo di lavorare, non funziona, tocca fare equilibrismi patetici che allungano i tempi e fanno perdere il momento giusto. Senza contare il costo, molto piú elevato delle ottiche nel mercato dell’usato.
Ora Olympus é uscita con un 45mm f1.8, ad un prezzo allettante, e che sembra proprio avere una qualitá d’immagine straordinaria. Piccolo, autofocus, ben costruito e performante. Ciononostante un 50mm come questo Computar, modificato opportunamente (basterebbe in realtá che mettesse a fuoco tra i 50cm ed i 10m) sembre proprio una soluzione economica e appagante. Non nego che mi piacerebbe fare un confronto tra i due

A presto per una prova sul campo, per capire se si tratta di una “ottica eccezionale” oppure di una Toy Lens.