Petzval!

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Bene. Un secolo e tre quarti ed è tornato http://microsites.lomography.it/petzval-lens/it/. Rinomato per il suo carattere,  e per il suo sfocato,  ma non certo per definizione e correzione delle aberrazioni,  L’ottica di petzval è ora un giocattolo hipster tecno-kitch,  non per tutti,  visto il prezzo.  Si dia atto che è fatto maledettamente bene, e che non sono caratteristiche da poter applicare in post con un filtro di fotoscioppe.

Qui nella versione nera. Il primo che ho visto e toccato in vita mia.
L’amico Marco ne tiene qualcuno in negozio.
Nelle mani tiene la migliore macchina apsc che io abbia mai provato finora.  Scordate le reflex come le conoscete, le mirrorless come le conoscete. Samsung ha fatto la nx1 prendendo tutti i suoi ingegneri, studiando le macchine della concorrenza,  e facendone una per batterle tutte in ogni categoria. Senza lasciare fianchi scoperti, desiderata. Non hanno problemi di farsi concorrenza da soli con altre fascie di mercato,  macchine video professionali eccetera. La Nx1 è il risultato. Con l’ultimo aggiornamento firmware stanno mostrando come upgrade mostruosi si possano fare via software, come l’obsolescenza si possa combattere efficacemente,  come i vecchi barbogi di nikon e Canon debbano aprire gli occhi se non vogliono soccombere. Le lenti sono buone. La macchina è la migliore apsc in qualsiasi fascia di prezzo. L’impianto video, 4k, superlativo. È una fotocamera vera, maneggevole,  pratica,  razionale.
Petzval e  nx1 li trovate in bottega da Marco Missiaia.
http://www.prophotoitalia.it

decouragement – sconforto

Sarà la primavera?!?! mi sento uguale!!!

Ne approfitto per segnalare il lavoro di una “amica di internet”.
Lei si chiama Federica Del Proposto, ha una mano ed una sensibilità che adoro.
http://fumettisottovuoto.wordpress.com/
Riesce a mettere insieme la dolcezza di Mafalda, la crudezza emotiva di Gipi, l’ espressività di Sauro Ciantini, nel suo Palmiro.  In una poetica tutta sua.
La sua Barby SUV  è un capolavoro da non perdere.

Un cartone animato per la Rollei35s

Da camerapedia, Rollei 35S

Ancora una volta, la fotografia e la sua rappresentazione, la sua valenza sociale.

Fotografare é dire IO, IO, IO, trasmettere agli altri la propria identitá attraverso i propri occhi, il proprio modo di guardare, ed interpretare, il mondo.

Ed il mezzo non é neutro. Agli oggetti attribuiamo valori, significati, ricordi, il mezzo fotografico, poi, ci condiziona con le sue limitazioni, la disposizione dei comandi, i suoi modi di agire, reagire, la sua interfaccia.

Ed allora ecco un Anime che parla proprio di questo, e la protagonista guarda il mondo attraverso una macchina estremamente particolare.

La ROLLEI 35, nella sua versione S.

E’ una compatta, compattissima, a pellicola 135, dotata di esposimetro, messa a fuoco manuale a stima, tempi e diaframmi completamente manuali. La macchina é meccanica, tutti i comandi sono disposti in maniera anticonvenzionale, ma, a modo suo, semplice e logica. La batteria alimenta un esposimetro accoppiato, al silicio.  Si carica la pellicola smontando fondello e dorso, come si vede nelle ultime 4 immagini.
La leva di carica é sul fondello, mentre davanti, sul frontale, troviamo la ghiera dei tempi ed il selettoore degli iso, ed al centro un Sonnar 40mm f 2.8, messa a fuoco a stima (ndo cojo,  cojo), ma soprattutto COLLASSABILE con un meccanismo semplice ma delicato.
Il mirino? Minimale. Particolare? In cosa é particolare? La macchina, essendo completamente manuale non ha limiti tecnici, a parte il 40mm fisso. Ma il suo utilizzo, sia quello rapido che quello “pensato” non puó prescindere dalla costruzione di un rapporto con il mezzo. Queste caratteristiche ne fanno uno strumento in grado di mettere in discussione un fotografo abituato alle solite reflex, alle solite telemetriche o alle solite compatte.

Terza immagine, commento del doppiatore (in alto, corpo piú piccolo)

“passa al digitale, cosí risparmi! ^.^”

😀 Questi sono quelli di Fansub Nostrano, (giuro, quando l’ho letto ho riso come un deficente) che non ringrazieró mai abbastanza, scelgono anime di qualitá, e li sottotitolano quasi in “tempo reale”, traducendo bene.  Riporto anche l’ottima presentazione che fanno dell’anime.

Fuu è una ragazza che vive insieme alla madre e alla sorella.
Ha una grande passione per la fotografia che le è stata trasmessa sin da piccola dal defunto padre. Sarà proprio la macchina fotografica a farle riscoprire la gioia di vedere le cose che la circondano in modo diverso, grazie anche all’amica d’infanzia che la sostiene. Inizialmente, le foto per lei erano causa di tristezza, perché le ricordavano i momenti felici passati e la mancanza del suo genitore. Ma poi, si renderà conto che proprio attraverso
le foto, le sensazioni provate da suo padre mentre fotografava, riescono ancora a raggiungerla nonostante il tempo passato.

Tratto da jgoku

Tamayura : Hitotose
Protagonista della serie è Fu Sawatari, studentessa del primo anno delle superiori, che ama la fotografia e che costudisce gelosamente la cosa a cui è più legata: la sua macchina fotografica a pellicola modello Rollei 35S. Dopo cinque anni di lunga assenza, Fu si ritrova di nuovo nella città di Takehara ,poco distante da Hiroshima,dove è nato il suo defunto padre e dove dovrà condurre una nuova vita. Là, la ragazza avrà la possibilità di stabilire dei legami (Kaoru Hanawa, Maon Sakurada e Norie Okazaki) che la porteranno ad aprire il suo cuore verso nuove esperienze.

Sito Ufficiale: http://www.tamayura.info/
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=LTwQlgeeqPU
Produttore: Hal Film Maker
Genere: Commedia, Vita quotidiana
Data di uscita: 3 Ottobre
Episodi: 12

Sulle Rollei 35 c’é un bell’articolo online di Danilo Cecchi, non mi sembra il caso di parlare a vanvera quando posso lasciar parlare chi ne sa piu di me.

Forse é il caso di aggiungere solo una piccola raccomandazione a chi voglia perdersi su ebay o a mercatini a cercare la sua Rollei35: Occhio alle batterie! Le macchine piú vecchie dipendono dalle solite introvabili batterie al mercurio ad1.35V. Quelle con le celle al selenio potrebbero non avere piú un esposimetro funzionante. Io cercherei le 35S-SE o T-TE, come macchine piú usabili e moderne, le made in germany sono un poco piú affidabili.

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Igor Mischiyev

Igor Mischiyev

Sua Maestá dei parcheggi.

http://numeral.com/geringArchive/2003/igor_mischiyev.html

Di Igor Mischiyev non si trova tanto online. Alcune cose, tracce, libri, Spero di metter presto le mani su una copia di Multi Story Car Park.

Le poche immagini che si trovano mi hanno affascinato al punto da non riuscire a staccare gli occhi.

Lui é un artista a tutto campo, installazioni, sculture, fotografie.

 

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Jörg Sasse

Jörg Sasse

Bene, non so che cosa dire questa volta. Le opere di Sasse sono decisamente qualcosa che non lascia indifferenti. Lavora con vecchie foto, scandisce e reinventa. Modifica l’esistente e lo decontestualizza.

Sono fatte della materia dei sogni. Per forza di cose low fi.  Sará la nostra etá, ma non sognamo in HD vero?

Non é cosí facile trovare altri da mettergli a fianco. Ha un suo modo di affascinarci, di farci vedere oltre le sue immagini. Anche qui non parliamo piú di fotografia, ma di mezzo fotografico in una produzione artistica.

Altre meravigliose bugie in RGB.

http://deutsche-boerse.com/dbag/dispatch/en/kir/gdb_navigation/about_us/30_Art_Collection/40_artists/10_S-Z/62_sasse

http://de.wikipedia.org/wiki/Jörg_Sasse

 

Michael Wesely

Michael Wesely.

This is one of my favorite artists.

Uno dei miei artisti preferiti. Va oltre i problemi reciprocitá della pellicola, fino a toccare quelli relativi alla data di scadenza!!

Installare delle fotocamere a grande formato, ed imporre con un timer uno scatto al giorno, ad 1/250, tipo, per due anni…

Questo vuol dire prendere la linea del tempo, tutti gli eventi che possono accadere in due anni davanti a quell’obbiettivo, e concentrarli in una unica immagine.

Vuol dire fare il contrario di quello che la fotografia intesa come “istantanea” sembra voler essere:
Un attimo, un istante di vita estratto da una linea temporale.

Un discorso importante, sul tempo e sulla memoria, quello di Wesely.  Dagli edifici intorno a Potsdammer  Platz tra il 1997 ed il 1999 le sue camere sono testimoni della ricostruzione.
Ed il senso estetico é pienamente appagato, da questi edifici fantasma, viventi, che nascono mostrando le loro interiora.

http://www.unfinishedman.com/the-long-exposures-of-michael-wesely/

http://spaceframed.blogspot.com/2009/03/long-exposures-michael-wesely-9.html

http://pruned.blogspot.com/2010/06/potsdamer-platz-1997-1999.html

James Casebere

James Casebere.

– Ma se vedi queste fotorafie di modellini.. che cos’é l’opera? La foto, il modellino, l’atto di fotografare, tutto insieme?

Da una discussione con un altro amico fotografo nasce questo post. Sono venuto in contatto con l’opera di Casebere 8 anni fa e ne sono rimasto conquistato. Non credo che lui sia il primo a fare di queste cose. Costruire modellidi molto realistici, di architetture esistenti o non esistenti, a volte allagarli, renderli ancora piú surreali e scattare queste perfette fotografie di interni…

Ancora una volta a conferma che la fotografia, per l’arte é solo un mezzo, non un fine ultimo, come vorrebbero tanti fotoclub.

Ancora una volta la fotografia é menzogna, inganno. Un bellissimo inganno.

http://www.artsblog.it/post/1034/james-casebere-lintersezione-tra-fotografia-scultura-e-architettura

http://mocoloco.com/art/archives/002089.php

http://www.exitmedia.net/prueba/eng/articulo.php?id=44

Mark Menjivar.

http://markmenjivar.com/


Ecco che Mark Menjivar da seguito ad una delle idee brillanti che erano nell’aria da un po’di tempo, per quello che mi riguarda da prima della bellissima installazione al padiglione ceco alla biennale architettura del 2008.

Anime di primavera?!

flag

 

 

L’intero Paese del Sol Levante é ancora sotto choc. Le serie in corso sono state quasi tutte interrotte, ed i palinsesti televisivi sono per forza di cose saltati per lasciare spazio alle notizie.

Le serie invernali non sono quindi ancora terminate… beh, non tutte.

É terminato Yumekui Merry. Merry Nightmare, la mangiasogni. Buona idea, la trama ricalca piuttosto da vicino quella del manga, disegni, personaggi e tutto ci sono. Non é da gridare al miracolo, ma é godibile e divertente.

É finito Fractale, che in sole 11 puntate ha costruito e delineato un mondo, una utopia-distopia futuribile. E lo ha fatto davvero molto bene, con grande dolcezza, ma anche con grande maturitá. 11 puntate sono troppo poche, doveva, poteva svilupparsi di piú. Personaggi a tutto tondo, intriganti, ben delineati. Scenari, disegni e magnifici piccoli particolari. A man bassa le citazioni da Conan, Nausicaa, ma anche da Xam’D Lost Memories ed altri. Il livello tecnico é molto elevato.

E le cose nuove? Beh, non cé’ molto da dire.  Quello che si sta vedento sono anime commerciali senza grandi spunti. Staremo a vedere…

Wayne Martin Belger

Fotografia e Morte.

Di nuovo in bilico tra fotografia ed arte.

La dove lo strumento é concepito come parte fondamentale dell’opera. Belger costruisce le sue fotocamere ( si tratta di semplici pinholes, beh semplici…) appositamente per scattare fotografie a soggetti specifici… Ogni fotocamera é un macabro rituale alchemico, tanto quanto quello della fotografia.

L’opera non é la fotografia, né una immagine, neppure la fotocamera in sé. L’opera é ancora una volta qualcosa di piú complesso, un processo di espiazione, uno sguardo crudo, macabro ma intensamente vero sulla realtá. Ed é una veritá imparata a caro prezzo, una veritá personale e non una veritá assoluta.  Non é quel gusto del macabro che ci spinge a voler vedere  l’incidente stradale da vicino, di quelle cose che ci consentono di stare dietro al vetro della macchina. Ma é comunque parte dello stesso meccanismo che ci aiuta a sentirci es a ridefinirci vivi.
L’opera di belger ci costringe a seguire i suoi passi, le sue espiazioni, ci fa riflettere sul nostro edonismo. L’immagine é morte, con tutto il suo fascino meccanico. E la morte, ancora una volta restituisce luce e bellezza  impareggiabile alla nostra immagine della vita.

Links:

Frankenphotography

Wayne Martin Belger.