OUT FROM LINKEDIN!

L’avevo aperto per lavoro.

Ha invaso la mia mail.

La mia privacy.

Ha cominciato a chiedere in continuazione la mia password della posta, per rivoltarla come un calzino e spammare tutti quelli che conosco.

ok. ADESSO BASTA!

Rimosso account. Qualsiasi email contenente riferimenti, la parola stessa ecc. finirá nello SPAM!

Panasonic 3D lens, su EPL-1.

 

Benone..
Benvenuti, anzi bentornati nell’hype del 3D!
Anche Panasonic ci ha messo lo zampino, riportando in auge un tipo di obiettivo che ha una storia piuttosto lunga…

Per chi abbia voglia di ammirare ed analizzare lo STEMAR (Stereo Elmar), il posto giusto, dopo la vetrinetta di un collezionista, é il sito di MIR, vero luogo di bagordi, per noi appassionati e collezionisti.

Come vediamo su Pacific Rim Camera lo Stereo Nikkor, quasi identico, poi c’é uno Zeiss, un FED russo, ecc. ecc.  Ogni 20-25 anni il mercato viene inondato di 3D, la cosa dura 10 anni  e poi va tutto nel dimenticatoio. Come?Perché? io ho le mie teorie, ma in sostanza non é mai stato sviluppato un vero linguaggio, e non tutti possono vedere una immagine stereo, o comunque non attraverso gli stessi mezzi e nello stesso modo. In sostanza, ragioni tecniche e pratiche, ma anche ragioni ben piú profonde ed importanti, che mettono in questione il reale valore aggiunto della cosa.

Da parte mia trovo che il 3D, in fotografia come in video, abbia la capacitá in alcuni casi di aggiungere magia, di dire davvero qualcosa in piú. Ma é raro, ed é rarissimo nelle grandi produzioni.

12.5 che cosa vuol dire? Che é un grandangolare, quasi un 24?
Sbagliato.
Una ottica di questo tipo é composta da DUE obiettivi, e scatta DUE immagini sullo stesso sensore, utilizzandone, come vediamo, una piccola parte.
Il risultato é che il piccoletto produrrá delle immagini stereoscopiche  da circa tre megapixel. Diciamo che non ci sono problemi nella cosa… é quanto basta per stampare un A5 o anche un A4 senza troppi problemi.
In stereofotografia, infatti, la definizione dell’immagine non é un fattore cosí importante.
12,5mm f12… fuoco e diaframma fisso.
Si puó montare su qualsiasi macchina micro 4/3, ma funziona solo sulle Panasonic… E non su tutte: G2, G3, GH2, GF2, GF3, GX1 le macchine compatibili. GH1, GF1, G1 e G10, ma anche AF101, e tutte le Olympus sono escluse.

La prima volta che ce l’ho in mano, é in un bel negozietto di Venezia. Rarissimo vedere un negozio di fotografia stracolmo di micro 4/3 e mirrorless!! Il paradiso. DOVEVO entrare! Marco, il proprietario, é una persona simpaticissima,  di una gentilezza d’altri tempi, ed ha due doti cha vanno sempre in coppia, é estremamente preparato ed estremamente curioso. Cosí, proviamo a metterlo sulla mia EPL-1  e vediamo che succere.
Si accende, la macchina ci mette un sacco e poi dá schermo nero.  Errore. Fine dei giochi.  “ma no, non é possibile! si dovrá pur vedere qualcosa, ehi, hai abilitato l’opzione di scattare senza obiettivo?” “Sicuro, é la prima cosa che ho fatto quando l’ho comprata!” “Saranno mica i contatti elettrici? Proviamo a coprirli” e tira fuori il nastro adesivo…
😀
Oh, beh! ha cominciato lui! Io ho solo estratto il coltellino svizzero, sagomato il nastro-carta e… CLICK!
La macchina scatta!
Camera Hackers alla riscossa! In effetti i contatti servono alla macchina, per recuperare, dal firmware dell’obiettivo le nozioni necessarie ad usare l’obiettivo stesso, a processare le immagini, anche solo a come farle vedere sul monitor. Non dimentichiamo che le ottiche micro son fatte di vetro, plastiche, metalli, ma anche DI  SOFTWARE, in egual misura. Le lenti correggono quello che si puó correggere solo con l’ottica, il coma, le aberrazioni cromatiche e lasciano perdere il resto. Il software corregge il resto, la geometria, la vignettatura. governa  la messa a fuoco automatica, ed anche quella manuale, e la gestione del diaframma.
3D lens. Diaframma fisso, f12. Fuoco fisso. Escluso il chip, diventa un’ottica-e-basta, e non puó incasinare una macchina non compatibile.
Cosí, faccio due foto dentro il negozio e continuiamo la chiacchierata. Purtroppo passa un mese, tra lavoro, eventi e cataclismi.
Ed io mi metto a lavorare a questo trafiletto solo adesso.

Poi, immagino, che le foto scattate siano direttamente visibili con qualche bel software Panasonic, che ci sia giá un sistema per tagliare e mettere a registro il video, eccetera eccetera. E questo sulla Pen, scordarselo.
Le foto sono state ritagliate con Photoshop, in immagine destra e immagine sinistra. Tenendo l’immagine tutta intera, vignettatura inclusa.

Le suddette immagini, poi, sono state caricate in Stereo Photo Maker, un ottimo programma, gratuito, per l’allineamento delle stereocoppie.

Appena fatto partire in automatico ha fatto straordinariamente bene il suo lavoro.
Anaglifo a colori, rosso-ciano (rosso a sinistra).
Pronti con gli occhialini?!?!!?!?
😀 😀

 

Ringrazio Marco Missiaja per la simpatica chiacchierata e la pazienza, oltre  che per aver reso possibile questo post!

 

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Viva gli sposiiiii

image

Computar (Pentax) 50mm f1.8 su micro 4/3

Computar, cioé Pentax, probabilmente una lente da CCTV. Trovata a poco  che galleggiava nelle acque della eBaya.

Si presenta come un piccolo piccolo obiettivo fatto bene, tutto in metallo e vetro. Denso, pesante. Ghiera diaframmi OVVIAMENTE senza click, molto fluida. Messa a fuoco densa e pastosa.

Appena messo  su ho fatto un salto. Niente angoli neri, vignettatura leggera, ottimi contrasti, colori fantastici, ottima definizione  e uno sfocato che sembra seta!
Pacco, non mete a fuoco oltre il metro. Guardo bene, é un “Culo Grasso” ed il mio adattatore cinese economico é davvero troppo stretto. Calibro in mano faccio due conti, e no.
Nemmeno un Metabones da 50 eurazzi potrebbe contenerlo. Che fare? Le soluzioni non sono molte. Comperare un adattatore piú tecnico, smontare e far rifilare (ritornire) lo zoccolo cromato che porta la montatura, oppure operare sull’elicoide di messa a fuoco. Si tratta del meccanismo a vite che porta avanti ed indietro tutto il gruppo ottico per focheggiare. Questo ha sempre la possibilitá di essere registrato, le ottiche vengono registrate in fabbrica sulla base del tiraggio nominale, ma di solito c’é sempre un minimo di  spazio per aggiustamenti anche consistenti.

La fortuna é che tutte queste ottiche sono piccole, e quindi semplici! si assomigliano quasi tutte.
Con cautela scopro la ghiera della messa a fuoco, stando attento a non rompere la gomma godronata.Tre viti a grano. Bingo. basta allentarle, non rimuoverle.

Bisogna allentare anche la vite a stella… Che cos’é? ma é il blocco della messa a fuoco! é la “battuta”, il fondo scala.

Smontata! vedete ottica, tappo posteriore, ghiera di messa a fuoco e relativa gommina.Guardate bene la parte cromata che contiene il gruppo lenti. Si vedono le traccie di dove i tre grani vengono fissati, rendendo la ghiera di MAF solidale al gruppo ottico sull’elicoide. Bene, montiamo il tutto sulla macchina cosí com’é.

Adesso proviamo. Miriamo ad infinito, zoom del liveview al massimo, diaframma spalancato,  e giriamo a mano il gruppo sul suo elicoide, fino a che non va a fuoco. Meglio se su cavalletto. Sembra andare a fuoco a infinito, quasi perfettamente, a fine corsa. Dove l’elicoide é un pelo piú ruvido, senza grasso.

Rimontiamo la ghiera, allinata sulla scala delle distanze ad infinito, e serriamo i grani. Ora un ultimo tocco… Con l’obiettivo ancora su, allentiamo i grani della montatura, in modo da poter allineare il registro di messa a fuoco e diaframma ad ore 12 rispetto alla baionetta della Pen. Il brillantino della Frociocamera sui sta scollando…

BINGO! Adesso che é tutto allineato ci faccio un giro. La messa a fuoco é un poco piú ruvida. Bella forza, sta girando dove non c’é grasso! E poi.. pacco! la minima distanza di MAF é un metro! é anche scritto sul barilotto.
ora, io un 50mm sulla PEN lo uso per fare ritratti (é come un 100mm) e mi capita anche troppo spesso di volerli fare a persone che stanno a circa 50cm da me. Perfetto se hai un 50mm di una vecchia reflex, con adattatore: la minima distanza di MAF é 40-50 cm.

Una volta eliminata la vite a stella, la battuta di messa a fuoco non esiste piú… e girando la ghiera di oltre 400 gradi (piú di un giro completo) la minima distanza di messa a fuoco arriva a 50cm!! A presto dei seri test!!

———————— o ————————-

Ed ecco i seri test.
L’obiettivo dimostra una grande grinta. Va molto meglio di quanto mi ero immaginato.  Bisogna fare attenzione ai flare. Specialmente quando il sole é subito fuori dall’inquadratura. Mettere a fuoco in manuale é una passeggiata.

Purtroppo manca qualche decimo all’infinito,  spero di recuperarlo con un adattatore migliore. Per ora, peró, é sufficiente chiudere il diaframma ad f2.8

Quello che stupisce é la gradualitá e la “cremositá” dello sfocato, sempre molto ordinato e morbido. La messa a fuoco, portata ad una cinquantina di centimetri,  consente qualche interessante acrobazia nel fotografare gli oggetti.

Qualche test un poco piú scientifico, sul foglio di carta a quadretti, mi rivela una buona ottica, non eccezionale ma buona.  Sul bordo sono presenti aberrazioni cromatiche  nella norma, la vignettatura é sempre presente,  si riduce sensibilmente ad f4, le distorsioni geometriche, il classico barilotto, é abbastanza pronunciato, ma non piú di una normale ottica zoom. 

Quello che colpisce,  guardando le immagini del foglio a quadretti, é come focheggiando al centro i bordi siano progressivamente fuori fuoco, mentre  nelle foto normali sono ottimi e gradevoli… f1.8f2.8 f5.6f8

Questo é dovuto alla curvatura di campo, e non a difetti dell’obiettivo.

Allora, che cos’é questa lente? Il graal, l’ottica da ritratto perfetta?  Primo, quasi nessuna lente eccezionale é perfetta. Una lente eccezionale é una lente che, all’interno di un utilizzo specifico, brilla nel mucchio, si staglia dalle altre con un carattere preciso ed unico, un attrezzo che permette al fotografo di ottenere un certo tipo di risultato in maniera naturale e senza acrobazie. É la ragione per cui in uno stesso corredo possono stare piú ottiche della stessa lunghezza focale.
Facciamo una considerazione, lasciando il 45 Olympus da una parte per un poco. Per avere un luminoso medio tele da ritratto, fino a poco fa, dovevamo procurarci una ottica tra i 35 ed i 50mm fatta per il formato piano della pellicola ed adattarla.

EPL-1 con 50mm Computar, 50mm 1.8 Canon 39×1  (Leica a vite), ed il meraviglioso Konica 50mm 1.7.

Un buon 50, con il suo adattatore, veniva a pesare ed ingombrare quasi quanto la macchina, sbilanciando il tutto notevolmente, e compromettendo la tascabilitá dell’oggetto.
Se scelgo una lente fatta per macchine a telemetro ho un insieme bilanciato, compatto ed esteticamente gradevole.  La distanza minima di messa a fuoco, peró é limitata ad un metro. In una birreria, al tavolo del ristorante, ad una normale distanza di interazione “intima”, alla distanza abituale di un ritratto, per il mio modo di lavorare, non funziona, tocca fare equilibrismi patetici che allungano i tempi e fanno perdere il momento giusto. Senza contare il costo, molto piú elevato delle ottiche nel mercato dell’usato.
Ora Olympus é uscita con un 45mm f1.8, ad un prezzo allettante, e che sembra proprio avere una qualitá d’immagine straordinaria. Piccolo, autofocus, ben costruito e performante. Ciononostante un 50mm come questo Computar, modificato opportunamente (basterebbe in realtá che mettesse a fuoco tra i 50cm ed i 10m) sembre proprio una soluzione economica e appagante. Non nego che mi piacerebbe fare un confronto tra i due

A presto per una prova sul campo, per capire se si tratta di una “ottica eccezionale” oppure di una Toy Lens.

Samyang 7,5mm Olympus EPL-1

Primissime impressioni:

Vale molto piú di quello che costa. Ottima resistenza al flare,  definizione, contrasto e pochissimo color fringing.

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Finalmente il TEST!

Partiamo dai dettagli tecnici. Piú di 181 gradi, sulla diagonale, 137 x 103 gradi sui due assi. Si chiude un panorama comodamente in 5 scatti, di cui 4 in portrait, inclinati verso il basso di 15 gradi, ed uno a chiudere lo zenith. É e resta il workflow piú conveniente per il sistema 4/3 e m4/3, e dona un panorama da 10580×5290 pixel, con uno scarto davvero minimo (56 megapixel di risultato con 60 megapixel di input complessivo)

Proiezione? Equisolido e non stereografico, come il suo fratello maggiore (in dimensioni) 8mm f3.5.

 

original image

ideal equisolid

ideal stereographic

Il piccoletto, geometricamente si discosta da entrambe le proiezioni, ma assomiglia decisamente di piú ad un equisolido. Compressi negli ultimi millimetri di sensore ci sono piú gradi del dovuto. Un poco come col 10.5mm Nikkor, ma in maniera molto minore.

Giá a tutta apertura la qualitá é buona in tutto il cerchio di copertura, a f5.6 migliora, e la vignettatura viene parzialmente assorbita, a f8 le prestazioni sono eccellenti. Domani, tempo pemettendo il test alberi-contro-il-cielo per vedere color fringing, flare ecc.

Interessante blog in cui si vede come aggiustare il fuoco quando si modifica il piccoletto per andare su di una Sony Nex…

 

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Caloziocorte 12:11:2011

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Burp
Hic
Dimissioni
Risotto
Pizzoccheri
Costicine.
Castagne

TLR, read Twin Love Reflex…

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Inio Asano: “buonanotte, Punpun.”

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Buonanotte Punpun è un racconto di formazione, ed uno sguardo  sull’attuale società giapponese. Il punto di vista é quello di punpun, un bambino qualsiasi,  che sta crescendo e perdendo la propria innocenza, e cui l’autore ha dato le sembianze di un uccellino stilizzato. Forse perché ci immedesimiamo in lui? forse per delineare chiaramente un punto di vista, una visione del mondo.

Vi rimando alla miglior recensione che ho trovato online.

http://magmell.splinder.com/post/23789451/buon-riposo-punpun