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Jörg Sasse

Jörg Sasse

Bene, non so che cosa dire questa volta. Le opere di Sasse sono decisamente qualcosa che non lascia indifferenti. Lavora con vecchie foto, scandisce e reinventa. Modifica l’esistente e lo decontestualizza.

Sono fatte della materia dei sogni. Per forza di cose low fi.  Sará la nostra etá, ma non sognamo in HD vero?

Non é cosí facile trovare altri da mettergli a fianco. Ha un suo modo di affascinarci, di farci vedere oltre le sue immagini. Anche qui non parliamo piú di fotografia, ma di mezzo fotografico in una produzione artistica.

Altre meravigliose bugie in RGB.

http://deutsche-boerse.com/dbag/dispatch/en/kir/gdb_navigation/about_us/30_Art_Collection/40_artists/10_S-Z/62_sasse

http://de.wikipedia.org/wiki/Jörg_Sasse

 

Michael Wesely

Michael Wesely.

This is one of my favorite artists.

Uno dei miei artisti preferiti. Va oltre i problemi reciprocitá della pellicola, fino a toccare quelli relativi alla data di scadenza!!

Installare delle fotocamere a grande formato, ed imporre con un timer uno scatto al giorno, ad 1/250, tipo, per due anni…

Questo vuol dire prendere la linea del tempo, tutti gli eventi che possono accadere in due anni davanti a quell’obbiettivo, e concentrarli in una unica immagine.

Vuol dire fare il contrario di quello che la fotografia intesa come “istantanea” sembra voler essere:
Un attimo, un istante di vita estratto da una linea temporale.

Un discorso importante, sul tempo e sulla memoria, quello di Wesely.  Dagli edifici intorno a Potsdammer  Platz tra il 1997 ed il 1999 le sue camere sono testimoni della ricostruzione.
Ed il senso estetico é pienamente appagato, da questi edifici fantasma, viventi, che nascono mostrando le loro interiora.

http://www.unfinishedman.com/the-long-exposures-of-michael-wesely/

http://spaceframed.blogspot.com/2009/03/long-exposures-michael-wesely-9.html

http://pruned.blogspot.com/2010/06/potsdamer-platz-1997-1999.html

James Casebere

James Casebere.

– Ma se vedi queste fotorafie di modellini.. che cos’é l’opera? La foto, il modellino, l’atto di fotografare, tutto insieme?

Da una discussione con un altro amico fotografo nasce questo post. Sono venuto in contatto con l’opera di Casebere 8 anni fa e ne sono rimasto conquistato. Non credo che lui sia il primo a fare di queste cose. Costruire modellidi molto realistici, di architetture esistenti o non esistenti, a volte allagarli, renderli ancora piú surreali e scattare queste perfette fotografie di interni…

Ancora una volta a conferma che la fotografia, per l’arte é solo un mezzo, non un fine ultimo, come vorrebbero tanti fotoclub.

Ancora una volta la fotografia é menzogna, inganno. Un bellissimo inganno.

http://www.artsblog.it/post/1034/james-casebere-lintersezione-tra-fotografia-scultura-e-architettura

http://mocoloco.com/art/archives/002089.php

http://www.exitmedia.net/prueba/eng/articulo.php?id=44

No.6

Una delle due proposte davvero interessanti della stagione estiva.

No.6 é una cittá modello, cresciuta sulle rovine di una civiltá umana ormai distrutta. Come tutte le utopie, nasconde una distopia. Ho aspettato le prime 4 puntate per esternare tutto il mio amore per questa serie, volevo essere sicuro. Si tratta di un anime adulto, profondo, carico di citazioni alla cultura occidentale. Tra queste, alcuni stratagmmi narrativi ben nascosti in un fluire regolare e brioso della trama. Sion, il punto di vista principale, é il personaggio “innocente”, la nostra chiave di comprensione di tutto il bene e di tutto il male. Mouse é la sua controparte, il suo doppio prosaico, legato alla dura realtá nascosta sotto il velo. Ma entrambe sono alla ricerca della veritá, entrambe permeati dallo stesso senso morale. Buoni i disegni, la caratterizzazione dei personaggi, ma sono i fondali e le ambientazioni che fanno la differenza, ed a volte sono quasi eccezionali.


Scheda su Jigoku

fansub in inglese :

fansub italiano

Mark Menjivar.

http://markmenjivar.com/


Ecco che Mark Menjivar da seguito ad una delle idee brillanti che erano nell’aria da un po’di tempo, per quello che mi riguarda da prima della bellissima installazione al padiglione ceco alla biennale architettura del 2008.

quale cavalletto?!

Micromosso, tutto quello che non avreste mai voluto sapere e che non avete chiesto…

Tutte le macchine che hanno pezzi meccanici in movimento, generano delle vibrazioni e dei momenit PRIMA, DURANTE e DOPO lo scatto.

Immaginate uno specchio d’acqua. Quando buttate un sasso quello genera delle onde, che si riflettono sui bordi e tengono l’acqua in movimento. Ci vuole tempo prima che queste vibrazioni si spengano del tutto, o abbastanza per considerare ‘acqua perfettamente trasparente.

Lo stesso avviene anche nei solidi, se gli diamo un colpo, questi cominciano a risuonare, e continuano per un pó. Anche i cavalletti fotografici, ovvio!!! Ce ne sono di piú o meno “rapidi”a smorzare, ce ne sono che smorzano meglio certe vibrazioni, e quelli che ne smorzano meglio altre, ma nemmeno i produttori badano piú di tanto a questi dettagli, solo pochi fotografi, che usano il grande formato o teleobiettivi di grosso calibro, e chi fa cinema. E, ovviamente, GLI ASTROFILI.

L’ammortizzazione dipende da 3 fattori. Fotocamera, testa e treppiede.

 

Prendiamo una reflex.

Carico e schiaccio il pulsante di scatto:

  1. si chiude il diaframma al valore prefissato.
  2. lo specchio si alza e colpisce la sua guarnizione di ammortizzazione
  3. parte la prima tendina, arriva a fine corsa, colpisce, se c’é lla gommina del suo ammortizzatore.
  4. parte la seconda tendina, arriva a fine corsa, colpisce, se c’é, la gommina del suo ammortizzatore.
  5. lo specchio torna in sede.

PRIMA dello scatto:

  • 1. é di solito trascurabile, non é un momento sul sistema ma solo una vibrazione leggera.
  • 2. dipende parecchio da come é fatta la macchina. Ma é un colpo forte, un momento sulla macchina stessa, e si riperquote sul cavalletto.

Le macchine che hanno il presollevamento dello specchio eliminano il problema. Bisogna ricordarsi dello specchio d’acqua. Presollevare lo specchio 1 secondo prima dello scatto serve a poco. Aspettateli, questi 5-10 secondi!

  • 3 e 4. Qui dipende dalla lunghezza dell’esposizione. Il synchro flash… é il tempo piú breve per scattare con il flash! Che c’entra? C’entra che si tratta del tempo piú breve con il quale tutto il sensore resta esposto COMPLETAMENTE. La seconda tendina parte quando la prima é GIÁ arrivata a destinazione. Vuol dire che la macchina VIBRA mentre sta esponendo.

 

il colpo finale della 4 e della 5 non ci interessano, a meno che io decida di scattare subito una seconda foto mentre il sistema é ancora in vibrazione!!

 

Parlando di tecnica, se i miei tempi di scatto sono brevi, abbastanza al di sotto del synchro flash, il presollevamento dello specchio é quanto basta. Mettiamo che il mio tempo flash sia 1/125. Da 1/500 fino al tempo piú breve mi sentiró abbastanza sereno.

Se i tempi sono tra 1/250 e 1/2 devo solo confidare in un OTTIMO cavalletto ed una OTTIMA testa. MA poi…

Andando su e poi su con i tempi di posa le cose migliorano. Cioé, la vibrazione causata dalla prima tendina viene smorzata in un tempo che é irrisorio rispetto al tempo totale di posa, con beneficio alla nitidezza percepita della foto

 

Quando questa cosa é critica?

Con sensori – pellicole estremamente definiti, la vecchia Agfa APX25 dava risultati indegni ed addirittura brutti, a chi non badasse a queste cose, ed a una messa a fuoco puntigliosissima. Come col grande formato! Chi ha macchine da 20megapizze in su e le usa amano libera, é piú incline a vedere mancanza di nitidezza quando guarda le foto contando i pixel.

Con i teleobiettivi il micromosso si vede di piú e si vede prima.

 

Cosa smorza meglio le vibrazioni?

1 la macchina: La Pentax 6×7, mia medio formato preferita, era una specie di trattore. il cavalletto migliore era una colata di cemento armato con una escrescenza filettata 1/4″. La Canon 10D era talmente silenziosa e ben ammortizzata da non rendersi conto che stavi fotografando. piú pesa, meglio ammortizza. Meno rumore, meno vibrazioni.

2 la testa. Piú la “leva é corta”meglio é. Le teste a sfera ammortizzano meglio. Quelle video fluide, quelle ad L tubolari, da teleobiettivo, sono pure ottime. Teste a 3 movimenti corte e compatte, oppore quelle grosse e pesanti con i movimenti a cremagliera.

Malissimo invece le teste joystick Manfrotto vecchio tipo. La leva é troppo lunga, e le teste a sfera con la sfera troppo piccola.

3 il cavalletto. Piú pesa meglio é, quel cavalletto di carbonio tanto fiko e leggero DEVE avere un gancio per attaccare lo zaino, come peso supplementare. Ma in presenza di vento, il carbonio rigido si metterá a vibrare! Quelli di LEGNO sono quelli che assorbono meglio le vibrazioni. Controllare il punto critico, l’innesto delle gambe, che non abbia flessioni, che sia estremamente solido e poco elastico.

E vanno davvero meglio quelli che non sono a grossi tubi telescopici, ma a “cannule” sottili accoppiate. Lo sanno benissimo gli ASTROFILI e chi fa cinema. Uno sguardo ai cataloghi Satchler e Cartoni, Berlebach e Wolf Holzstativ, oltre a causare dei momentanei mancamenti, puó essere molto istruttivo.

Detto questo, un BUON cavalletto é un investimento ponderato, costoso, e mirato ad un utilizzo specifico.

Un cavalletto scadente? di quelli leggerini di alluminio a tubi quadri? Meglio senza.

Un buon cavalletto per tutti i giorni va dai 70 ai 200 euri, e lasciate stare il carbonio e quelli con troppe sezioni, a meno che non sia proprio necessario. Un cavalletto davvero serio, per lavorare nelle condizioni limite con teleobiettivi lunghi, o attrezzature pesanti, puó costare una cifra. Ma se spendete quella cifra subito senza passare attraverso quelli di costo intermedio, avrete comunque risparmiato.

Anime di primavera?!

flag

 

 

L’intero Paese del Sol Levante é ancora sotto choc. Le serie in corso sono state quasi tutte interrotte, ed i palinsesti televisivi sono per forza di cose saltati per lasciare spazio alle notizie.

Le serie invernali non sono quindi ancora terminate… beh, non tutte.

É terminato Yumekui Merry. Merry Nightmare, la mangiasogni. Buona idea, la trama ricalca piuttosto da vicino quella del manga, disegni, personaggi e tutto ci sono. Non é da gridare al miracolo, ma é godibile e divertente.

É finito Fractale, che in sole 11 puntate ha costruito e delineato un mondo, una utopia-distopia futuribile. E lo ha fatto davvero molto bene, con grande dolcezza, ma anche con grande maturitá. 11 puntate sono troppo poche, doveva, poteva svilupparsi di piú. Personaggi a tutto tondo, intriganti, ben delineati. Scenari, disegni e magnifici piccoli particolari. A man bassa le citazioni da Conan, Nausicaa, ma anche da Xam’D Lost Memories ed altri. Il livello tecnico é molto elevato.

E le cose nuove? Beh, non cé’ molto da dire.  Quello che si sta vedento sono anime commerciali senza grandi spunti. Staremo a vedere…

Wayne Martin Belger

Fotografia e Morte.

Di nuovo in bilico tra fotografia ed arte.

La dove lo strumento é concepito come parte fondamentale dell’opera. Belger costruisce le sue fotocamere ( si tratta di semplici pinholes, beh semplici…) appositamente per scattare fotografie a soggetti specifici… Ogni fotocamera é un macabro rituale alchemico, tanto quanto quello della fotografia.

L’opera non é la fotografia, né una immagine, neppure la fotocamera in sé. L’opera é ancora una volta qualcosa di piú complesso, un processo di espiazione, uno sguardo crudo, macabro ma intensamente vero sulla realtá. Ed é una veritá imparata a caro prezzo, una veritá personale e non una veritá assoluta.  Non é quel gusto del macabro che ci spinge a voler vedere  l’incidente stradale da vicino, di quelle cose che ci consentono di stare dietro al vetro della macchina. Ma é comunque parte dello stesso meccanismo che ci aiuta a sentirci es a ridefinirci vivi.
L’opera di belger ci costringe a seguire i suoi passi, le sue espiazioni, ci fa riflettere sul nostro edonismo. L’immagine é morte, con tutto il suo fascino meccanico. E la morte, ancora una volta restituisce luce e bellezza  impareggiabile alla nostra immagine della vita.

Links:

Frankenphotography

Wayne Martin Belger.

Ben Heine

BEN HEINE Pencil VS. Camera

Artista molto interessante, che aggiunge alla fotografia una vena surreale attraverso il disegno. L’uso della fotografia é vitale alla costruzione dell’immagine, tanto quanto il disegno, ne é la contrapposizione. Il dialogo reale-immaginario viene a volte invertito, in un gioco di specchi senza fine. I lavori della gallery costituiscono un corpus, che acquista piú senso se visto nel suo complesso. Bravo!

Lomografia, no grazie.

fake m6

Perchè desideri così tanto una Lomo, una Holga o una cosa del genere? Perchè non ti metti, invece, a rovistare nella soffitta?

 

 

 

I prodotti Lomo esistono solo per ragioni legate a marketing, moda, ed onda lunga del frikketton-alternativo.  La mia è una difesa della dignità. La dignità di un oggetto autentico, vecchio e lowfi, contro un lowfi prodotto, commercializzato e venduto oggi.
Il riutilizzo contro il consumismo.
I comportamenti radicali ed assoluti non risolvono nulla, se non a farti catalogare come radicale ed assoluto.  Verissimo.  L’esercizio e la diffusione  della ragion critica, attraverso piccole pratiche comuni, invece, potrebbe aiutare a cambiare la piccola parte di mondo che ci appartiene.
In questo caso, le domande che cercano risposta sono:
Cos’ è che mi stanno vendendo?
Cosa mi affascina di esso? Perchè?
Come lo userei?
Lo possiedo già?!
Esiste qualcosa che ho già che potrebbe fare la stessa funzione? Con quali differenze?
A cosa lo posso equiparare?
Vale il suo prezzo?

In tutto questo compare la necessità di attribuire al prodotto anche un valore etico.
Da ricordare che l’anima del prodotto industriale, nel post-capitalismo in cui ci troviamo, è quella di offrire al consumatore una soluzione a problemi che prima non aveva.
La pubblicità, ed il marketing servono quindi a costruire un problema, e ad offrirne la soluzione con l’altra mano. Il consumatore vive l’angoscia del processo e la costruzione del dramma, e poi immediatamente il sollievo dello stesso, incarnato dalla soluzione-prodotto. Questo cortocircuito si alimenta da sè, ed impedisce al consumatore di riflettere, sulla reale natura, autenticità, portata, personale partecipazione al problema, sul fatto che quel prodotto ne sia effettivamente la soluzione, sul fatto che sia la soluzione migliore ed unica, e sulle conseguenze di questa soluzione (costi personali, etica, comportamenti, costi ecologici, costi sociali).

Niente fa difetto da questo schema. Nemmeno la Lomo. In questo caso la cosa è subdola, perchè legata a fattori emozionali e di relazione sociale, la Lomo è un accessorio di MODA e ne segue le logiche. Quindi il problema viene posto in maniera indiretta, attraverso una campagna di stile di vita, attraverso la costruzione e proposizione di un modello e di un estetica a cui viene data una “condivisa valenza artistica”
La domanda è quella che non serve nemmeno porre, se non in maniera indiretta, La Domanda, sulla autodefinizione, l’appartenenza, il segno di riconoscimento. Sono un artista un pò emo ed anticonformista, me ne frego delle regole, sono diverso e sono speciale. Ho una lomo. La risposta è l’oggetto in sé.

Io provo molto più gusto a ricaricare e modificare delle usa-e-getta.